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OSSERVAZIONI E PROPOSTE SULLO STATO GIURIDICO DEI DOCENTI (bozza a cura della redazione di U&U)
La condizione dei docenti universitari è sempre stata fortemente regolata a livello legislativo, come peraltro in altri settori della Pubblica amministrazione (Magistratura, dirigenza pubblica, Scuola, ecc.). Tuttavia, mentre in altri settori si sta andando verso una profonda revisione dei rapporti tra amministrazione e dipendenti, in particolare per la dirigenza, ciò sembra non accadere per la docenza universitaria. La recente situazione è contrassegnata da due eventi rilevanti:
Il "combinato disposto" dei due provvedimenti, individualmente giudicabili positivamente, ha portato ad un blocco "spaziale" delle carriere dei docenti, che trovano un forte ostacolo allo spostamento tra sedi per motivi di "budget", mentre è stato favorito l'avanzamento di carriera all'interno della stessa sede. La risposta a tale problema si è avuta con la messa a disposizione di fondi da parte del Ministero e di alcune sedi per favorire la mobilità dei docenti, ma non corregge il problema di fondo. Il meccanismo dei concorsi (valutazioni comparative bandite in sede locale) ha avuto il pregio di accelerare le procedure e di dare continuità al sistema di reclutamento, ma ha eliminato solo in minima parte il peso delle lobbies accademiche, che, salvo rare eccezioni rispettano lo ius loci del candidato della sede che bandisce il concorso e pilotano il secondo idoneo. La riforma dell'istruzione universitaria (il 3+2) ha favorito il moltiplicarsi di corsi di laurea e sta comportando un forte aggravio in termini didattici: ciò ha portato ad impiegare massicciamente i ricercatori nelle attività didattiche, riducendo le risorse umane destinate alla ricerca (in parallelo ad una contrazione di quelle materiali) e allineando di fatto le funzioni svolte dalle tre fasce di docenza. Ciò ha portato le organizzazioni sindacali dei docenti a chiedere da un lato il riconoscimento giuridico dello status di docente anche per i ricercatori e dall'altro a sollecitare automatismi nei passaggi tra le diverse fasce basati essenzialmente sull'anzianità di servizio. Il riconoscimento della funzione docente ai ricercatori ha spostato progressivamente l'età media di ingresso nel ruolo e sta portando a un lungo periodo di precariato per i giovani e alla creazione di un vasto numero di precari, per i quali prima o poi verrà proposto un ope legis (i concorsi riservati per i tecnici laureati sono stati il primo passo). Le recenti proposte di legge presentate in parlamento (in particolare i DDL Asciutti e Pepe) vanno ancora una volta nella direzione di una pesante regolamentazione della materia da parte dello stato, contrariamente alla logica della sussidiarietà che dovrebbe sottendere una vera autonomia dei singoli Atenei, e prefigurano sanatorie già viste in passato, di natura essenzialmente corporativa. Una proposta, certamente dirompente ma indifferibile, di modifica dello stato giuridico dei docenti universitari, si potrebbe basare sui seguenti punti:
I concorsi, così come sono oggi, continuano a rappresentare il terreno fertilissimo della politica di scambio che caratterizza uno degli aspetti più estenuanti della nostra accademia. E difficilissimo che una facoltà metta a concorso un posto senza che i responsabili della disciplina ne prevedano (e giustamente) la copertura: di qui la preferenza per le idoneità multiple, i contorsionismi nella valutazione dei titoli e la definizione delle precedenze. Non sarebbe più onesta e meno dispendiosa la chiamata di un singolo concorrente, sulla base di criteri localmente stabiliti? Si otterrebbero sostanzialmente gli stessi risultati, con maggior chiarezza nella capacità e nella volontà di qualificare la didattica e la ricerca. La chiamata potrebbe basarsi su colloquio svolto localmente, tenendo conto delle attitudini e del curriculum del candidato (come avviene in quasi tutte le università USA) con 3/4 anni di prova con criteri verificabili dalla facoltà/ateneo (pubblicazioni, attività didattica, partecipazione a progetti di ricerca). Tale colloquio, che sostituirebbe il sistema dei concorsi, configurerebbe una cooptazione, con contemporanea responsabilizzazione delle facoltà e degli atenei. Così si favorirebbero le università più motivate ed i docenti migliori. La competizione potrebbe essere controllata dallo stato, il quale potrebbe intervenire in termini sussidiari a sostenere le situazioni più deboli o tagliare quelle inutili; |
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