Osservazioni in materia di riforma dell’autonomia didattica

Questo documento sintetizza e compone gli orientamenti essenziali emersi nella discussione della Commissione per la didattica — Gruppo monitoraggio della Riforma — su "Risoluzione ministeriale sul D.M. 509 e decreti successivi" presieduta dal Prof. De Maio.

La CRUI, nel sottolineare il valore dell’autonomia delle Università - sancita dalla stessa Carta costituzionale - che sta vedendo la sua progressiva applicazione grazie ai recenti dispositivi legislativi (fra cui il D.M. 509/99 in materia di ordinamenti didattici), riconosce pienamente, nel rispetto di questo principio, il ruolo di indirizzo e monitoraggio del sistema universitario del MIUR. Ricorda, inoltre, che il rispetto della strutturale diversità scientifica dei diversi ambiti del sapere, suggerisce di non costringere in formule rigide la ricchezza anche didattica che nasce dai diversi ambiti disciplinari.

Entrando nel merito delle proposte contenute nel documento della Commissione presieduta dal Prof. De Maio, nella discussione si sono sottolineati in particolare alcuni aspetti, qui di seguito riportati.

  1. La preoccupazione di fondo è che novità e cambiamenti prossimi in tema di ordinamenti didattici possano provocare un ulteriore e profondo disorientamento degli studenti (e delle loro famiglie) all’atto della scelta del percorso universitario. Si suggerisce pertanto di non decidere di apportare, già dai prossimi mesi, modifiche sostanziali al Regolamento.
  2. Sarebbe auspicabile, infatti, una gradualità nell’applicazione delle modifiche, nel tentativo di consentire la completa sperimentazione del nuovo impianto della riforma, visto che Laurea Specialistica e Master sono stati appena avviati o addirittura ne è stata prevista l’attivazione per il prossimo anno accademico. I tempi di applicazione delle modifiche non dovrebbero perciò essere anteriori all’anno accademico 2004/2005 e dare spazio ad un coinvolgimento e ad un confronto più ampio.
  3. La portata di innovatività, già insita nella riforma, dovrebbe essere potenziata attraverso un consolidamento della pluralità degli ambiti scientifico — disciplinari, con l’obiettivo di potenziare la flessibilità dell’offerta formativa. Alla luce di queste considerazioni si ritiene che l’obbligatorietà dell’architettura a Y proposta potrebbe comportare una restrizione eccessiva dell’autonomia progettuale degli atenei con costosi ripensamenti di quanto già attuato, in parte operante, e ritenuto rispondente alle esigenze delle strutture. Oltre al fatto che si rischia una oggettiva difficoltà comunicativa di tale modello nei confronti dell’opinione pubblica, già frastornata dalle novità della riforma. Peraltro, l’architettura ad Y è di fatto già consentita dalle attuali norme del 509: molte università infatti l’hanno già adottata per i loro corsi di laurea triennali. Ma ciò è avvenuto per quelle classi di lauree dove è stata ritenuta adeguata agli obiettivi formativi e alle aspettative del mondo del lavoro — in particolar modo nelle classi tecnologiche e ingegneristiche. In altri casi, ad esempio nelle varie classi di lauree umanistiche, tale architettura può rivelarsi innaturale e controproducente.
  4. Il criterio della flessibilità e della congruenza dell’articolazione del percorso formativo con l’ambito disciplinare aiuta anche nell’affrontare il problema della durata in crediti della Laurea Specialistica. Vi è certamente spazio, come infatti viene proposto, per strutturare la Laurea Specialistica su 120 CFU, piuttosto che sempre e soltanto su 300 crediti, purché anche questa innovazione si aggiunga alla gamma delle possibilità di percorsi formativi progettati dalle università e ritenuti adeguati - dalle stesse università - ad alcune classi di laurea e non ad altre. Si dovrebbe, inoltre, facilitare la creazione di LS miste o interdisciplinari, ritenute dalla stessa risoluzione come opportunità innovativa da perseguire. È importante che la definizione di una LS in termini di ulteriori 120 CFU da aggiungere ai 180 CFU di una (o più di una) Laurea venga chiaramente dichiarata in sede di individuazione dei suoi requisiti di accesso e non comporti debiti formativi che di fatto riportino il percorso di laurea specialistica ad una somma di crediti vicina a 300. Si ribadisce inoltre la necessità che una sede universitaria possa attivare una laurea specialistica solo se in continuità con un corso di laurea triennale già attivato presso la sede o in convenzione con altra sede.
  5. E’ auspicabile una minore rigidità applicativa della Riforma, lasciando al progetto scientifico degli atenei la determinazione dei settori scientifico-disciplinari e degli ambiti da inserire nelle attività affini e integrative e anche una riduzione dei vincoli ministeriali nell’attribuzione dei crediti minimi alle classi di laurea, che dovrebbero attestarsi intorno a non più del 50% di CFU.
  6. Coerentemente con l’art. 4 comma 2 del DM 509/99, appare ragionevole procedere alla revisione critica del sistema delle classi, ma dopo che sia trascorso per intero il primo triennio di applicazione della riforma. Tale accorpamento infatti non sembra essere prioritario nell’ordine delle urgenze. Si raccomanda poi di procedere per revisioni che non stravolgano l’intera offerta formativa degli atenei, ma che ne accompagnino l’aggiustamento progressivo.
  7. Preoccupa l’accentuazione della forte selettività nell’accesso alle Lauree Specialistiche, e nei passaggi trasversali fra i percorsi/curricula sia delle L sia delle LS, che sembrerebbe contraddire i principi ispiratori della riforma universitaria e in particolare la possibilità di costruire percorsi misti.
  8. L’introduzione del numero chiuso nelle Lauree Specialistiche non sembra opportuna in questa fase di adattamento dell’offerta formativa universitaria ai cambiamenti radicali del mercato del lavoro in tema di competenze e ai bisogni ricorrenti di formazione permanente (life long learning)
  9. L’opzione o meno per il numero programmato per l’accesso alle LS dovrebbe essere lasciata all’autonomia delle sedi, al fine di favorire una differenziazione competitiva fra gli atenei in tema di LS. Di nuovo, una eccessiva selettività potrebbe rendere difficilmente realizzabili le LS fortemente interdisciplinari.
  10. Si sottolinea, infine, l’importanza di individuare, progettare e realizzare forme di forte collegamento con la scuola superiore, prevedendo anche modelli istituzionali, incentivati da specifiche risorse destinate ad hoc, nel tentativo soprattutto di dare una risposta efficace al problema del recupero dei crediti, che non ha ad oggi trovato una soluzione soddisfacente con il meccanismo previsto dal 509.

In conclusione, la CRUI esprime un parere favorevole sulla opportunità di soluzioni di modifica del D.M. 509 che abbiano come obiettivo una maggiore flessibilità dell’offerta formativa a condizione che non si attuino modifiche sostanziali di un impianto che ha già cominciato ad operare e che sarebbe costoso per tutti rivedere radicalmente. La CRUI, pertanto, si riserva di entrare nel merito di un eventuale nuovo articolato quando il Ministero renderà noti modalità e tempi previsti per l’iter legislativo di revisione.