OSSERVAZIONI SUL PROGETTO DI LAUREA SPECIALISTICA DIDATTICA
1) Riteniamo che un biennio specialistico unicamente (o prevalentemente) dedicato a discipline pedagogico-didattiche (salvo il caso della preparazione allinsegnamento elemenatre) significhi la sostanziale svalorizzazione ed emarginazione delle altre LS. Per facoltà, come Lettere e filosofia, in cui lo sbocco professionale è ancora prevalentemente quello scolastico, è ovvio che i laureati di primo livello sarebbero in gran parte disincentivati ad iscriversi a LS non indirizzate all'insegnamento.
Dal punto di vista del sistema universitario ciò significherebbe una forte riduzione dello spazio di una didattica in sinergia con la ricerca scientifica, ormai possibile solo a livello del biennio specialistico. La possibilità di affrontare le discipline più specifiche e formative dei rispettivi corsi di laurea verrebbe limitata solo a coloro non indirizzati allinsegnamento.
2) Riteniamo che obbligare a livello di LS alla scelta per l'insegnamento o meno significhi precludere apriori agli studenti altri per ora minoritari ma già importanti sbocchi lavorativi (ad esempio in ambito aziendale, per il quale spesso le competenze manistiche sono apprezzate come garanzia di flessibilità, ecc.). Il discorso vale ovviamente anche a rovescio, cioè per chi prosegue gli studi non pensando inizialmente di andare ad insegnare. e che invece volesse poi esercitare questa professione. Se gli sbocchi delle facoltà umanistiche sono già limitati, perché limitarli ancor più preventivamente?
3) Riteniamo che tre anni di studio disciplinare - a cui si ridurrebbe in sostanza la preparazione disciplinare specifica (lettere, filosofia, storia, ecc.) di coloro che nel biennio facessero un LS didattica -
siano troppo pochi per garantire una adeguata formazione scientifica dei futuri insegnanti. Solo una solida formazione disciplinare, corredata da una attività personale di ricerca, come tradizionalmente è il lavoro della tesi di laurea (che ormai solo la LS rende possibile), può consentire, infatti, al futuro insegnante di intraprendere poi una pratica di insegnamento scolastico con una matura formazione mentale ed una sufficiente competenza scientifica. Questo a tutto vantaggio della scuola stessa, cioè degli allievi, che non sanno del tutto che farsene di un insegnate preparato dal punto di vista metodologico-didattico, ma ignorante nella sua disciplina specifica.
4) Riteniamo che unanticipazione di crediti spesi per materie metodologico-didattiche anticipati nel triennio e nel biennio e un anno di praparazione specifica per la scuola, successivo alla LS disciplinare, sia una misura congrua per preparare un giovane insegnante, equilibratamente formato dal punto di vista scientifico e didattico.
5) Riteniamo che se non fosse possibile mantenere nella loro coerenza interne le LS, sarebbe meglio avere la possibilità di tornare al regime quadriennale della laurea, a cui potrebbe seguire lanno di formazione pedagogico-didattica abilitante.
Francesco Botturi - Maria Pia Alberzoni
Facoltà di Lettere e filosofia,
Università Cattolica, Milano