Milano, 10 Febbraio 2004

 

La Conferenza dei presidi della Facoltà di Agraria ha analizzato il disegno di legge del Governo per il “Riordino dello stato giuridico e del reclutamento dei professori universitari” ed osserva quanto segue:

Una riconsiderazione generale della materia (stato giuridico e reclutamento dei ricercatori e professori universitari) è doverosa e necessaria per correggere alcuni aspetti che non sono considerati nella attuale normativa, altri che, anche se considerati dalla attuale normativa, non hanno avuto una reale applicazione.

La nuova normativa deve però essere sviluppata nella tutela della libertà di insegnamento e della scienza, nella considerazione della centralità del ruolo della ricerca scientifica sia come produttrice di innovazione, sia nel suo significato formativo per docenti e discenti. Non si ritiene infatti che possa esistere insegnamento universitario valido se non strettamente legato alla attività di ricerca.

Un preciso parere circostanziato sulla normativa in esame, anche per il tipo di iter legislativo scelto, appare di difficile formulazione in quanto essa risulta per molti aspetti vaga ed imprecisa e sono possibili stravolgimenti dell’impianto durante l’iter procedurale. La Conferenza anche per questo motivo esprime la sua preoccupazione per il tipo di procedura scelta e chiede che questa Conferenza possa esprimere il proprio parere in tutte le fasi di definizione del progetto legislativo.

Per quanto riguarda i principali aspetti della proposta si osserva quanto segue:

Eliminazione e messa ad esaurimento del ruolo del ruolo dei ricercatori.

E’ opportuno considerare che obiettivo principale è consentire e promuovere l’accesso al sistema universitario di operatori qualificati, preparati e motivati. La figura proposta per l’accesso non sembra poter soddisfare questo obiettivo oltre a rappresentare una precarizzazione del rapporto di lavoro senza fornire altri incentivi. La Conferenza è consapevole della necessità di poter prevedere una reale valutazione della qualità degli operatori in corso della carriera e se necessario alla loro destinazione ad altro incarico ma se non si desidera una disaffezione dei giovani dall’università è indispensabile rendere più attrattiva la posizione iniziale. A questo scopo appare più opportuno pensare ad un contratto a termine prevedendo  retribuzioni che devono essere competitive con quelle del mondo del lavoro esterno, ed un trattamento pensionistico che tenga conto di questi periodi.

Bisogna anche tener presente che la messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori, e il pensionamento dei professori che è previsto essere particolarmente intenso nei prossimi anni, potrà vedere gli atenei incapaci di far fronte alla richiesta di didattica che è particolarmente intensa anche per l’implementazione dei  nuovi ordinamenti didattici previsti dal DM 509/99

Infine preoccupa anche il destino dei ricercatori messi ad esaurimento. Il passaggio di questi alle fasce superiori, potrebbe provocare una forte riduzione all’accesso dei più giovani che intanto si formeranno, provocando un effetto analogo a quello prodotto negli anni seguenti alla entrata in vigore del DPR 382/80.

Abolizione del tempo pieno

L’abolizione del tempo pieno e della incompatibilità con l’attività professionale preoccupa notevolmente la Conferenza. Il reale significato del tempo pieno prescinde la questione retributiva che ha sempre di più perso consistenza e lo stabilire un impegno orario formalmente contenuti ma che tuttavia vede in molti casi ritmi lavorativi superiori all’impegno della media degli operatori in altri comparti, ma consiste nello stabilire un rapporto esclusivo con l’università. Questo è indispensabile per far si che l’università conservi il suo ruolo nella ricerca scientifica. Si ha la convinzione che non persistendo tale rapporto esclusivo molti docenti dedicherebbero maggiormente il loro impegno ad attività rimunerative esterne trascurando l’attività di ricerca dell’ateneo. In un tale regime ci si chiede chi in Italia si dedicherà più alla ricerca fondamentale. Senza ricerca fondamentale non esiste innovazione e trasferimento tecnologico. Attualmente, nel nostro paese, l’università è praticamente  l’unica istituzione presso la quale si fa ancora ricerca fondamentale.

Reclutamento dei docenti e concorsi

La proposta preoccupa per la possibilità che, malgrado le buone intenzioni, la cadenza dei concorsi prevista non venga rispettata e che si vengano a creare gli squilibri, dovuti al non regolare svolgimento degli stessi, consistenti in disaffezione, abbandoni dei ruoli, scadimento della qualità, ciclica profonda rarefazione ed intasamento dei concorsi e del corpo docente, che già hanno caratterizzato il passato regime concorsuale.  Inoltre la percentuale di idonei superiore ai posti banditi dovrebbe essere incrementata. Tale incremento consentirebbe un maggiore margine di scelta dei candidati più idonei da parte degli Atenei e  ridurrebbe possibili distorsioni negli esiti dei concorsi, intese a favorire i candidati di sedi con posizioni al bando, favorendo quindi, per quanto possibile la mobilità della docenza. La Conferenza ritiene essenziale la mobilità della docenza ma ritiene che dovrebbero essere trovati strumenti utili. Allo scopo suggerisce che potrebbero essere previsti finanziamenti sia alle persone che alle strutture di ricerca.

Finanziamento

La  Conferenza ritiene che una tale riforma debba essere accompagnata da un ben preciso piano finanziario, in cui siano ben dettagliate l’allocazione delle risorse attuali ed aggiuntive. A titolo di esempio si propone una retribuzione fissa per i professori ed una variabile ma non è specificato con quali fondi quest’ultima dovrebbe essere finanziata. Si prevede nell’articolo 3 che il finanziamento dell’incremento di retribuzione per i docenti  a regime di tempo parziale al tempo pieno, venga finanziato con i fondi per gli affidamenti, senza tener conto che in molti atenei gli affidamenti vengono retribuiti solo per impegni di didattica frontale eccedenti quanto previsto dal presente disegno di legge.

La Conferenza resta a disposizione per fornire il suo contributo affinché l’impianto finale della legge possa essere idoneo ad un reale miglioramento dell’ Università.  Ringraziando ancora  per l’ attenzione accordata confermo la disponibilità  a collaborare per il miglior funzionamento dell’Università

                                                           

Il Presidente

                                                                                      (Prof. Maurizio Cocucci)