Rivolta dei ricercatori: "Tutti all'estero"

Franco Foresta Martin
Corriere della Sera, 30 gennaio 2003

Gli scienziati contro il riordino del Cnr. "Anno sabbatico o aspettativa per lavorare in un altro Paese"

ROMA - L'appello rimbalza in queste ore negli istituti e nei laboratori italiani, raccogliendo centinaia di adesioni tra gli scienziati e l'appoggio dei vertici degli istituti. E' un'iniziativa senza precedenti: scienziati e tecnici chiedono in massa, ai rispettivi organi di appartenenza, "l'aspettativa per svolgere la propria attività in sedi estere oppure l'anno sabbatico per le stesse ragioni". E tutto questo alla vigilia del Consiglio dei ministri che domani dovrebbe dare il via all'annunciata riforma del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e di altri enti più piccoli ma altrettanto importanti.

L'ORIGINE DELLA PROTESTA - La protesta è partita dalle sedi di Genova e Trieste dell'Istituto nazionale di fisica della materia (Infm), un ente di grande prestigio internazionale che svolge ricerca applicata in nuovi materiali, superconduttività e microelettronica. "Dopo che lo stesso ministro Moratti, in un'audizione alla Camera lo scorso ottobre, ha definito la nostra struttura un "modello di efficienza", ora ci preannuncia l'accorpamento con il Cnr - racconta meravigliato il presidente professor Flavio Toigo -. Fine dell'autonomia gestionale, di quella capacità di sviluppare in maniera agile e produttiva le nostre ricerche, realizzando ottime collaborazioni con le imprese e acquisendo sul mercato fondi europei e altri vantaggiosi contratti".

OCCUPAZIONI E ASSEMBLEE - La risposta è immediata: martedì scorso i ricercatori occupano la sede dell'Infm di Genova e mercoledì, da Trieste, lanciano i moduli con le richieste di trasferimento all'estero. "Non è una protesta simbolica - spiega Enzo Di Fabrizio, responsabile del laboratorio "Tasc" di Trieste -. Noi pensiamo di andarcene davvero. Abbiamo lavorato per anni all'estero ed eravamo tornati in Italia grazie all'efficienza di questo Istituto in cui è possibile, per fare un esempio, attribuire una borsa di studio completando le pratiche in sole 24 ore. Se io dovessi chiedere di tornare all'università di Madison, Wisconsin, mi accoglierebbero a braccia aperte. E come me tanti altri". Diffuse per mezzo della posta elettronica e dei fax, le domande di aspettativa raccolgono centinaia di adesioni anche perché, in maniera inaspettata, vengono avanzate anche da molti ricercatori dello stesso Cnr, l'ente con cui l'Infm non gradisce accorparsi: "E non perché non intendiamo integrare le rispettive reti di ricerca e conseguire le economie di scala auspicate dal ministro Moratti - precisa Toigo - ma perché diventando un istituto all'interno di un grande ente come il Cnr, con cui abbiamo già eccellenti rapporti di collaborazione, si paralizzerebbe di fatto la nostra dinamica capacità progettuale".

COMMISSARIAMENTO CNR - Almeno sul piano della protesta, la fusione fra i due enti si è già realizzata. "Posso confermare che anche i ricercatori del Cnr stanno svolgendo assemblee in tutte le città d'Italia e molti di essi stanno aderendo alla richiesta di soggiorno all'estero lanciata dai colleghi dell'Infm - riferisce il professor Lucio Bianco, presidente in bilico del Cnr -. So anche che venerdì, in coincidenza con la seduta del Consiglio di ministri che dovrebbe approvare i decreti della nuova riforma, nella nostra sede centrale di Roma si terrà una mega assemblea, e che nelle scorse ore è stato consegnato un appello al presidente della Repubblica in cui si chiede di intervenire sul grave stato di sofferenza che sta attraversando la ricerca pubblica". Lo sconcerto è provocato da quella che Bianco definisce "la riforma nella riforma". Ristrutturato tre anni fa, il Cnr non aveva ancora completato lo snellimento dei propri organi che già si parla di un nuovo modello organizzativo con nuovi organi di gestione, separazione di alcuni istituti e accorpamento di altri. Con la minaccia di cancellazione dell'attuale dirigenza e commissariamento. "Se applicata - commenta Bianco - sarebbe giuridicamente ingiustificata".