PER
UN PUGNO DI CREDITI
(alcuni
spunti sulla riforma da
e per un
dialogo fra docenti)
Finalmente
siamo diventati esperti.
Abbiamo
imparato cos'è un credito, come suddividerlo in ore frontali e lavoro
personale, e sappiamo che in un anno di corso ce ne vogliono 60.
Ci
siamo anche accorti che 60 è divisibile per un sacco di numeri: 2,3,4,5,6…che
bello! Così abbiamo potuto progettare corsi triennali di ogni tipo, in
cui c'è posto per tutti (i docenti, si intende): ambito a,b,c,d,e,f…due
crediti non si negano a nessuno.
Abbiamo
lavorato tanto, e con la sincera buonafede di chi si è trovato, suo malgrado, a
dover applicare una legge dello Stato, ed in fretta, anche.
Ma
per un pugno di crediti rischiamo di dimenticare cosa stiamo a fare noi, dentro
l'Università.
Per
un pugno di crediti stiamo dimenticando cosa stanno a fare i nostri studenti,
in Università.
Per
un pugno di crediti siamo pronti a obbligare gli studenti ora iscritti ai primi
anni a stravolgere i loro curricula, chiamando “norme transitorie” ciò
che è solo una corsa forsennata e dissennata a 'passare al nuovo, costi quel
che costi'.
Per un pugno di crediti ci stiamo arrendendo all'idea che l'Università diventi, almeno per i primi tre anni, un grande liceo. Forse stiamo gettando al vento l'unica vera, grande opportunità che questa riforma, pur infelice, ci offre: quella di chiedersi cos'è l'Università.
Che
ne è del rapporto maestro-discepolo (suona ridicolo, ormai: i maestri
fra poco non saranno quasi più neppure nella scuola elementare, pardon,
di base)? Dell'idea di educazione? Della curiosità e dello stupore (ma c'è
ancora qualcuno che fa domande, a lezione?) di chi insegna e di chi impara?
Del desiderio insomma di capire la realtà nei suoi infiniti nessi?
Forse nel lavoro che ci aspetta (la messa a punto dei contenuti e della struttura dei corsi nei nuovi trienni, la formulazione delle famigerate norme transitorie, l'istituzione e l'avvio delle lauree specialistiche, dei masters, etc.) c'è ancora spazio per questi strani quesiti.
Nessuna polemica. E’ solo l’invito ad entrare nel merito della riforma non trascurando alcuni aspetti che ci sembrano decisivi.
Magari per ricominciare da quel poco di credito che la nostra Università ha ancora in pugno.
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