
Riforma del CNR e liquidazione dell'INFM
Sabato 31.01.2003, Dipartimento di Scienza dei Materiali.
Chiacchiere di corridoio nel nostro Dipartimento. E poi tutti riuniti, senza neanche il bisogno di convocare ufficialmente il Consiglio, per discutere delle novità in arrivo dal Ministero. Non si parla d'altro ormai: l'Istituto cui tutti afferiamo, l'Istituto Nazionale di Fisica della Materia, (INFM) non esiste più. Perla italiana della ricerca nel campo della fisica atomica, molecolare e della materia condensata si è liquefatto nella soluzione acetica del CNR. Lo stesso giorno in cui è stato emanato il decreto legislativo di riordino ed è stato commissariato il CNR. Venerdì 31 gennaio il Consiglio dei Ministri ha nominato Commissario straordinario Adriano De Maio, attuale rettore della Luiss di Roma.
Arriva trafelata Maria, ricercatrice INFM a tempo determinato, assunta in tutta fretta il 15 dicembre scorso, perché se aspettava il primo gennaio c'era il rischio che incappasse nel blocco dell'amministrazione dell'ente. Cade dalle nuvole, e vuole sapere a quale ente ora appartiene, se potrà continuare a ricercare e ... se continuerà a percepire uno stipendio.
Prova a spiegarle qualcosa Ugo, ricercatore quarantenne che a novembre del 2002 ha vinto un concorso da professore Associato (di seconda fascia, pardon) e che non può prendere servizio nel nuovo ruolo almeno fino a gennaio del 2004 per via del blocco delle assunzioni nel pubblico impiego.
Ugo legge davanti a tutti due articoli usciti sulle riviste scientifiche internazionali più prestigiose. Il primo è un Nature del 7 Novembre 2002 (PDF 42k) dove si critica il taglio del bilancio dell'INFM per il 2003 e l'ipotesi di accorpamento col CNR. E soprattutto la scelta del governo di riformare la ricerca senza coinvolgere i ricercatori stessi nella fase progettuale. Il secondo è un Science del 20 Dicembre 2002 (PDF 121k) che, oltre a ricordare che il bilancio per la ricerca del 2003 è il peggiore dal dopoguerra, e che le iniziative internazionali più importanti supportate dall'INFM come gli elettrosincrotroni (ESRF, Elettra) e le sorgenti di neutroni (ILL) ne subiranno un tracollo, punta il dito su un altro segnale inquietante: la tassa sulle sigarette e un fondo speciale di $98 milioni per finanziare la ricerca verranno gestite direttamente del primo ministro ... ma allora non solo è finita la fiducia sul lavoro dei ricercatori, ma anche quella sull'operato del Ministero dell'Istruzione.... in altri tempi ci sarebbe stata per lo meno una crisi di governo.... ora invece tutti ridono contenti e restano aggrappati alle loro poltrone...
ll prof. Rossi si risveglia di soprassalto dalla solita pennica da riunione e, tanto per far vedere che è attento dice: "Scendiamo in piazza con quelli del CNR e protestiamo contro la Moratti".
Il Direttore di sezione, un professore di chiara fama che ha una lunga esperienza di ricerca in Italia e all'estero, ci tiene a fare un distinguo: il CNR ha proprio bisogno di essere riformato! Su questo nessuno ha il minimo dubbio, forse nemmeno la Levi Montalcini la cui protesta è riportata oggi in tutti i giornali. MA PERCHE' ACCORPARE L'INFM AL CRN PROPRIO ORA??? L'INFM funziona benissimo e, recentemente, ha perfino ricevuto le congratulazioni da parte del Ministro!!!
Maria, la giovane inesperta, chiede: ma che differenza c'è tra fare ricerca nel CNR o nell'INFM se l'argomento di ricerca , magari, è lo stesso?
Ugo ricorda come negli incontri delle Sezioni INFM (lui fa parte di quella per lo studio dei "Sistemi disordinati") ha imparato a conoscere professori e ricercatori di tutta Italia che lavorano nello stesso campo. E poi coi simulatori di Napoli, gli spettroscopisti di Venezia e i teorici di Palermo avevano fatto importanti progetti di ricerca, ricevuto finanziamenti dalla Comunità Europea, fatto contratti con le industrie dove spesso finivano per trovare lavoro i suoi neolaureati.
E' proprio questa rete che muore insieme l'INFM. Un filo diretto, uno dei pochi in Italia, tra università, ricerca di base, e industria, ricerca applicata.
Evidentemente non si vogliono più reti di laboratori distribuiti nelle università di tutta Italia, dove chi insegna agli studenti universitari è insieme anche ricercatore e comunica non solo nozioni ma anche la propria passione per la ricerca.
Ma efficientissimi centri di eccellenza, dove far convergere i fondi ed accatastare tutti gli strumenti più moderni, per stare al passo con l'Europa. E' questa la sintesi dei sette obiettivi approvati venerdì scorso al Consiglio dei Ministri. L'università, tutte le università medio-piccole, sono fuori dal gioco e la didattica, e quindi gli studenti, saranno sempre più lontani dalla ricerca. A noi docenti, in compenso, si pensa di raddoppiare il carico didattico. Una sorta di "terapia occupazionale", giusto per non farci cadere in depressione.
Ma allora l'anno prossimo andiamo tutti in sabbatico e migriamo all'estero. Abbiamo tutti collaborazioni con università estere, e sarà meglio lavorare lì, dove apprezzano la nostra ricerca, che insegnare qui in Italia in una università che si va tristemente licealizzando.
Ai 68 ricercatori INFM, quei pochi che non sono universitari, viene affidata un'importante missione : quella di confluire nel CNR, composta da 8082 dipendenti, ed estendere a tutto il CNR il modello organizzativo e gestionale di INFM....
Auguri Maria! Speriamo che tu possa riuscire dove è fallita la riforma del CNR del 1999!
E' ora di pranzo e la riunione si scioglie. Ci vediamo la settimana prossima, magari a manifestare davanti al Ministero.