Laurea
lunga o breve, scelta dopo il primo anno
Università,
ecco come il progetto della commissione di riforma potrebbe rivoluzionare
i cicli
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- ROMA - Un primo anno in comune e poi due percorsi separati. Si
affaccia una nuova ipotesi sull’università: il «3»2» potrebbe
essere sostituito da uno schema a Y, con i due «rami» di diversa
lunghezza. Uno di durata biennale («1»2»). L’altro formato da due
bienni («1»2»2»). LE NOVITA’ - La riforma in vigore, ovvero la
laurea triennale professionalizzante a cui segue un biennio
specialistico, è sotto osservazione da alcuni anni e da più parti
vengono proposte correzioni di rotta. La «Commissione dei tredici»,
nominata dal ministro Letizia Moratti, e presieduta dal rettore della
Luiss di Roma, Adriano De Maio, sta mettendo a punto in gran segreto
un’ipotesi alternativa. La laurea triennale, il cosiddetto 3,
potrebbe essere sostituita da un «1»2». Il «3»2» potrebbe
trasformarsi in un «1»2»2». Gli studi universitari continuerebbero
ad essere organizzati secondo moduli e non attraverso percorsi
unitari, come accadeva prima della riforma Zecchino. Non è però
l’unica soluzione. Al Senato è già stata messa in calendario
una proposta di legge, primo firmatario il senatore Giuseppe Valditara
(An). Prevede percorsi brevi professionalizzanti, le attuali lauree
triennali, a fianco di percorsi unitari di 4 e 5 anni - i vecchi corsi
- di maggiore approfondimento.
L’ANNO COMUNE - Se lo schema a Y dovesse venire approvato, le
conseguenze non sarebbero di poco conto. Per cominciare non si
passerebbe più da un modulo all’altro, come accade oggi, secondo un
percorso in sequenza. La separazione del tragitto degli studenti - è
l’aspetto più significativo - avverrebbe subito dopo il primo anno.
Sarebbero i risultati degli esami iniziali, in termini di qualità e
di tempo, a indurre gli iscritti a scegliere il «ramo» lungo o
quello corto della Y. Una selezione morbida, insomma, al posto del
test di accesso ai corsi di laurea. I bienni successivi al primo anno,
sia quello del percorso triennale («1»2») che quello del percorso
quinquennale («1»2»2»), sarebbero necessariamente diversi tra
loro, facendo venire meno la possibilità di un passaggio automatico
da un «ramo» all’altro della Y. In estrema sintesi l’ipotesi
della commissione prevederebbe una divaricazione precoce tra una
formazione meno complessa, quindi adatta a chi ha maggiori difficoltà,
e una più complessa, per i ragazzi più preparati. Durante il primo
anno sarebbero previsti - risorse permettendo - corsi di recupero per
i giovani usciti dalla secondaria con un debito formativo.
DE MAIO - «Uno dei problemi centrali - spiega De Maio - è trovare
delle modalità in cui università e medie superiori interagiscano
bene. Ritengo l’università un’opportunità per i capaci e i
meritevoli, ma vanno tutelati - continua il presidente della
commissione - anche gli ignoranti incolpevoli, ossia i ragazzi che
hanno frequentato una cattiva scuola. In che modo? Attraverso dei
corsi di sostegno che faranno emergere quanti hanno voglia di
impegnarsi. Purtroppo all’università viene chiesto di coprire anche
le negatività generate dalla scuola, senza prevedere contributi.
Mancando i corsi di sostegno - conclude il rettore della Luiss - poiché
non possiamo abbassare la qualità, a pagare saranno i ragazzi
ignoranti ma incolpevoli, cosa eticamente scorretta».
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