Corriere della Sera 22.01.03

LE NOVITA’

La proposta elaborata dalla Commissione dei 13

 
Nuova ipotesi sugli studi universitari : la sta mettendo a punto, in segreto, la «commissione dei tredici», nominata dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti . La Commissione è presieduta dal rettore dell’Università della Luiss, Adriano De Maio
 
La riforma ipotizzata sostituirebbe l’ordinamento in vigore, che prevede la laurea triennale, seguita da un biennio specialistico. Al suo posto si avrebbe, invece, un primo anno in comune a una doppia prosecuzione: una biennale, l’altra formata da due bienni
 
Lo schema della riforma in fase di studio viene chiamato a Y, in quanto a un gambo in comune seguirebbero due rami di diversa lunghezza (1»2 e 1»2»2). Gli studi universitari, comunque, resterebbero organizzati secondo moduli e non attraverso percorsi unitari
 
Lo schema a Y prevede che la separazione del tragitto avvenga dopo il primo anno, a seconda del risultato degli esami. Verrebbe anche meno la possibilità di passare da un ramo all’altro . Il percorso triennale sarebbe per i meno preparati, l’altro per i più bravi.
Laurea lunga o breve, scelta dopo il primo anno

Università, ecco come il progetto della commissione di riforma potrebbe rivoluzionare i cicli

 
ROMA - Un primo anno in comune e poi due percorsi separati. Si affaccia una nuova ipotesi sull’università: il «3»2» potrebbe essere sostituito da uno schema a Y, con i due «rami» di diversa lunghezza. Uno di durata biennale («1»2»). L’altro formato da due bienni («1»2»2»). LE NOVITA’ - La riforma in vigore, ovvero la laurea triennale professionalizzante a cui segue un biennio specialistico, è sotto osservazione da alcuni anni e da più parti vengono proposte correzioni di rotta. La «Commissione dei tredici», nominata dal ministro Letizia Moratti, e presieduta dal rettore della Luiss di Roma, Adriano De Maio, sta mettendo a punto in gran segreto un’ipotesi alternativa. La laurea triennale, il cosiddetto 3, potrebbe essere sostituita da un «1»2». Il «3»2» potrebbe trasformarsi in un «1»2»2». Gli studi universitari continuerebbero ad essere organizzati secondo moduli e non attraverso percorsi unitari, come accadeva prima della riforma Zecchino. Non è però l’unica soluzione. Al Senato è già stata messa in calendario una proposta di legge, primo firmatario il senatore Giuseppe Valditara (An). Prevede percorsi brevi professionalizzanti, le attuali lauree triennali, a fianco di percorsi unitari di 4 e 5 anni - i vecchi corsi - di maggiore approfondimento.
L’ANNO COMUNE - Se lo schema a Y dovesse venire approvato, le conseguenze non sarebbero di poco conto. Per cominciare non si passerebbe più da un modulo all’altro, come accade oggi, secondo un percorso in sequenza. La separazione del tragitto degli studenti - è l’aspetto più significativo - avverrebbe subito dopo il primo anno. Sarebbero i risultati degli esami iniziali, in termini di qualità e di tempo, a indurre gli iscritti a scegliere il «ramo» lungo o quello corto della Y. Una selezione morbida, insomma, al posto del test di accesso ai corsi di laurea. I bienni successivi al primo anno, sia quello del percorso triennale («1»2») che quello del percorso quinquennale («1»2»2»), sarebbero necessariamente diversi tra loro, facendo venire meno la possibilità di un passaggio automatico da un «ramo» all’altro della Y. In estrema sintesi l’ipotesi della commissione prevederebbe una divaricazione precoce tra una formazione meno complessa, quindi adatta a chi ha maggiori difficoltà, e una più complessa, per i ragazzi più preparati. Durante il primo anno sarebbero previsti - risorse permettendo - corsi di recupero per i giovani usciti dalla secondaria con un debito formativo.
DE MAIO - «Uno dei problemi centrali - spiega De Maio - è trovare delle modalità in cui università e medie superiori interagiscano bene. Ritengo l’università un’opportunità per i capaci e i meritevoli, ma vanno tutelati - continua il presidente della commissione - anche gli ignoranti incolpevoli, ossia i ragazzi che hanno frequentato una cattiva scuola. In che modo? Attraverso dei corsi di sostegno che faranno emergere quanti hanno voglia di impegnarsi. Purtroppo all’università viene chiesto di coprire anche le negatività generate dalla scuola, senza prevedere contributi. Mancando i corsi di sostegno - conclude il rettore della Luiss - poiché non possiamo abbassare la qualità, a pagare saranno i ragazzi ignoranti ma incolpevoli, cosa eticamente scorretta».
Giulio Benedetti