Protesta contro la decisione di stanziare un
miliardo di Euro al nuovo Istituto Italiano di Tecnologia
«Con
il Mit italiano si strangola la ricerca»
Il Cnr: ci tolgono i
fondi e i giovani scienziati restano disoccupati
Raffaello Masci
La Stampa 4/11/03
ROMA - Ormai la questione è se si arriverà ad
uno sciopero, ad una manifestazione di piazza, insomma ad una protesta plateale.
Perché di fatto il mondo della ricerca - sia universitaria che del Cnr - è ai
ferri corti con il governo. Iniziarono i rettori delle 77 università italiane,
riuniti nella loro Conferenza nazionale (Crui) a reclamare contro le briciole
che la finanziaria loro riservava, hanno continuato ieri i direttori dei 107
istituti del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) riuniti anche loro in
Conferenza.
Peraltro non solo c'è il danno - secondo i direttori del Cnr - di una
Finanziaria che lesina fondi alla ricerca, ma anche la beffa dell'istituzione di
un organismo ex novo - l'Iit,istituito italiano di tecnologia - completamente
svincolato dal resto del sistema della ricerca e alle dirette dipendenze del
governo, che viene dotato da subito di un miliardo di euro da spendersi in dieci
anni. Questa deliberazione, vidimata dal voto di fiducia del Senato, dice il
presidente della Conferenza dei direttori del Cnr, Luigi Donato, «è un'offesa
all’intero sistema di ricerca nazionale».
«La Conferenza dei direttori - dice una nota - di fronte all'istituzione del
cosiddetto Istituto italiano per la tecnologia, rinnova nel modo più fermo la
protesta già espressa il 9 ottobre scorso per il superficiale, disinvolto
pressappochismo che ha caratterizzato l'iníziativa».
«All'inaccettabile assenza di contenuti - scrivono ancora i direttori - si
somma l'offesa profonda, recata a tutta la comunità scientifica nazionale, con
la dimostrazione che le risorse che gli Enti di ricerca e le Università non
ottengono, nonostante le innumerevoli giaculatorie pressoché quotidiane sulla
importanza della ricerca come motore dello sviluppo economico e sociale, vengono
reperite a tamburo battente per finanziare cervellotiche iniziative di una
disarmante genericità».
I direttori degli istituti del Cnr ribadiscono la loro «piena solidarietà al
professore Adriano De Maio (commissario del Cnr) e alla ferma protesta da lui
espressa, per essersi trovato del tutto scavalcato dallo stesso Governo che
l’ha nominato, nel pieno di un impegnativo processo di riassetto della rete
scientifica del Cnr, condotto con rigore e determinazione e con la piena e
costruttiva collaborazione dei direttori degli istituti».
In effetti, a guardare i bilanci sia delle Università che del Cnr, mai gli
investimenti sono stati più magri di questi ultimi anni. II presidente della
Crui, Piero Tosi, chiese in settembre al governo un finanziamento di almeno 10
miliardi in quattro ampi per «europeizzare» l'Università italiana. Il
ministro Moratti fece - più timidamente - la promessa di darne almeno uno fin
dal 2004.
La finanziaria ora in discussione stanzia, per tutta risposta, 160 milioni, di
cui 70 vincolati (tra fondo di riequilibrio e diritto allo studio), per cui alle
77 università non restano che 90 milioni. Al sistema universitario (didattica
più ricerca) il nostro paese dedica l'1,07% del Pil contro il doppio della
media europea.
E se guardiamo al Cnr, le cose non vanno meglio. Nel 2002, per esempio, lo Stato
aveva stanziato 602 milioni di euro (su un bilancio di 814), che nell'anno in
corso sono diventati 556 (su un budget di 680). La Germania - tanto per fare un
raffronto - ha un budget per il suo «Cnr» pari a 1253 milioni, la Francia di
2533. Qui, invece, non si riesce neppure ad assumere i ricercatori vincitori di
regolare concorso, perché non ci sono i soldi per pagarli. Venerdì questi
ricercatori - ormai prostrati dalla situazione - terranno una conferenza stampa
presso la facoltà di ingegneria. Salvo poi unirsi al coro di chi è già in
guerra con questa finanziaria.