Dell’Università non gliene frega niente a nessuno

 

questa sembra essere l’unica certezza di noi che in Università lavoriamo.

 

    Non solo: è comune sentire che in Università ci sono solo i raccomandati, che tanto-i-concorsi-si-sa-prima-come-vanno, che comunque non si fa niente perchè la maggior parte dei Prof. (sempre con la maiuscola) non c’è mai, e chi c’è comunque tanto non fa niente perchè non ha orari, non c’è cartellino da timbrare, etc. etc. E’ anche per questa sottostima diffusa che non si trova un politico che si occupi di noi neanche a pagarlo il doppio, a parte gli ultimi residui del vecchio PCI, a cui è rimasto ben chiaro in mente che chi controlla scuola e università ha in mano l’anima del Paese. E una commissione di tredici tecnici, capeggiata dal rettore dell’Università della Luiss che, dopo lungo silenzio, ha deciso in queste settimane di rilanciare sia sul tema dello stato giuridico dei docenti che su quello della riforma dei cicli. I tentativi più illustri di allargare il dialogo sull'Università, come ad es. un recente intervento del premio Nobel Rubbia in prima pagina del Corriere, sono pressochè inascoltati, e pur interessanti documenti sull’Università, sul suo attuale stato pre-agonico e sul suo incertissimo futuro, rimangono lettera morta, perchè, semplicemente, non li legge nessuno. Neppure gli addetti ai lavori.  

 

Eppure sarebbe bello riuscire a far capire agli altri che l’Università è un luogo di libertà in cui trovi di tutto, in cui si studiano i primi cinque secondi di vita dell'Universo e archeologia Medio Orientale, che non produrranno alcuna ricaduta tecnologica ed è proprio per questo che bisogna studiarli in Università, in cui anche il pescecane più spietato ha l’orgoglio di crescersi il giovane e di fargli far carriera, in cui c’è gente che fa il manager ad altissimo livello, e insegna, amministra, dirige la ricerca senza preoccuparsi dell’orario di lavoro, e senza recriminare sullo stipendio, in cui spesso si fa notte fonda per seguire un esperimento dai cui risultati non guadagnerai un soldo, ma poi al talk al prossimo congresso quei due o tre che ci capiscono davvero vedranno quanto sei bravo, in cui stai dietro mesi ai tuoi tesisti e ti danni l’anima per trovargli una borsa, per mandarli all’estero, per insegnargli a ragionare, ad interagire con gli altri, per lanciarli nella vita forti delle capacità e dei talenti che hai fatto venir fuori, in cui tuo marito non capisce perchè, ma a certe riunioni devi proprio andare, anche con la febbre alta o mentre allatti il tuo terzo figlio, perchè nessuno ti può sostituire, in cui odi e passioni sono feroci, in cui non si risparmiano colpi bassi ma in cui nascono anche grandi amicizie e complicità per la vita, e si potrebbe continuare all’infinito. Sarebbe bello ‘bucare’ questo muro, e spiegare agli altri quale covo di gente mai vecchia sia l’Università. Quanto è importante che l’Università sia così. Che dia sempre l’opportunità a tutti di far rimanere deste, in un modo o nell’altro, quelle domande eterne: perchè? Come funziona? Cosa è accaduto? Come posso spiegare quello che mi circonda? Che senso ha tutto ciò?

 

         Ci ho pensato tanto. E sono arrivata a una conclusione. Che chi non ci vive non lo potrà mai capire. E’ impossibile spiegarglielo. Ma qualcosa di tutto questo deve pur trapelare, prima che tutto rovini definitivamente, prima che l’Università diventi una triste, grande scuola superiore e venga perso il ricordo di quel che dovrebbe essere.

Un documento: nessuno lo leggerà. Una lettera: a chi? Su cosa? Un racconto: magari, ma io sono un ricercatore, tengo famiglia, non ho la penna nè il tempo. Allora, l’idea: proviamo a scrivere quello che immancabilmente ciascuno di noi almeno una volta nella sua carriera universitaria ha scritto: verbali. Questo lo sappiamo fare. Non facciamo altro, ultimamente. Verbali veri, però, in cui trascrivere fedelmente quello che accade. Tutto. Magari così anche gli altri ci capiscono. E, soprattutto, anche noi, scrivendoli, ci rendiamo conto di quale grande opportunità la vita ci abbia regalato, e di quanto grande sia la nostra responsabilità: mantenere, e possibilmente, migliorare, questo ambito di libertà. Non praevalebunt, insomma.

 

    Immaginiamo che una sorta di Forrest Gump sia incaricato di verbalizzare la vita universitaria in un immaginario Dipartimento di Scienza dei Materiali. Forrest Gump trascriverà quindi tutto fedelmente, senza malizia.

 

 VERBALE CCL

 

    Il Presidente chiede al segretario di chiedere a quello che siede più vicino alla porta di andare a cercare di sopra qualcuno che firmi le presenze, altrimenti se aspettiamo il numero legale per cominciare finiamo stasera alle nove.

Il Prof. vicino alla porta incarica il suo ricercatore che parte in quarta e torna dopo cinque minuti col fiatone e sei firmatari: tre rimangono e tre se ne vanno, però: uno ha ospiti stranieri e non li può lasciare da soli, e altri due hanno su gli strumenti accesi e una misura che sta andando. Il Presidente incarica i tre che se ne vanno di spargere la voce; nel frattempo arrivano quattro ritardatari che assicurano che altri scenderanno a minuti: il segretario fa la conta e informa il Presidente che mancano solo due firme. Il Presidente comunica che sicuramente a breve il numero legale sarà raggiunto, si potrà deliberare e quindi inutile aspettare e si comincia subito. Primo punto all’OdG: approvazione del verbale della seduta precedente. Tanto è in rete, chi vuole l’ha letto, nessuno è interessato al verbale della seduta precedente, ognuno chiacchiera col vicino, il verbale è approvato e si passa al secondo punto all’ordine del giorno. Comunicazioni del Presidente. Anche queste più o meno si sanno, la segreteria le manda prima via e-mail, niente di particolarmente interessante, un congresso ad Assisi, un convegno in sede centrale, una laurea honoris causa proposta dalla facoltà di Scienze Politiche, la Dott.ssa X va in maternità, il Presidente aggiunge a bassa voce che non sapeva neppure che fosse sposata, il Prof. Y specifica che infatti non lo è, il Presidente guarda il Prof. Y e chiede al segretario verbalizzante di chiudere temporaneamente il verbale. Il segretario riapre il verbale dopo una interruzione di 5 minuti. C’è il numero legale, il secondo punto all’ordine del giorno è stato approvato. Si passa al terzo punto: attuazione della Riforma Universitaria.

 

Il Presidente chiede di far silenzio, e informa che questa è una delle poche possibilità che si ha nella vita di capire questa riforma, perchè c’è qualcuno dei presenti che la spiega a tutti. Il Prof. X chiede se si parla finalmente della riforma 3X2, molti ridono, alcuni chiedono di che si tratta, il Prof Y dice al Prof. X che la battuta è vecchia, il Presidente chiede per favore silenzio sennò finiamo alle nove, ed invita il Dott. Z alla lavagna luminosa.

Il Dott. Z distribuisce le fotocopie dei lucidi ai presenti, e spiega che quello che sta per dire è frutto di un lavoro suo e di altri colleghi ricercatori che in questi mesi hanno tirato giù dalla rete ed hanno studiato i documenti ufficiali dei lavori svolti al Ministero dal momento dell’insediamento del nuovo governo, questo di centro-sinistra.

La Prof. W interrompe dicendo che non bisogna specificare di quale governo si tratti, tanto quelli del governo di prima non potevano scrivere nessun documento perchè erano analfabeti. Tutti ridono e dicono è vero, è vero, il Prof. X chiede che gli sia consentito dichiarare il proprio dissenso ma il Prof. Y lo interrompe perchè non vuole che si dica ‘mi consenta’: lo dice sempre uno che gli sta antipatico. Il Presidente chiede il silenzio perchè se continuiamo a interrompere finiamo stasera alle nove.

Il Dott. Z mostra alcuni indirizzi in rete a cui si possono trovare i documenti che ha studiato con i suoi amici:

    Il Prof. X chiede se è proprio vero che il Dott. Z ha letto tutti quei documenti; il Dott. Z lo guarda appena e gli risponde che non li ha letti, ma studiati.

    E poi comincia a spiegare. L’aula è silenziosa. Il Dott. Z parla.

 

    Innanzitutto.

Chi ha scritto la riforma voleva risolvere un sacco di problemi. Il primo è che tanti si iscrivono e pochi si laureano. Il secondo è che quei pochi che si laureano lo fanno quando sono quasi vecchi. Il terzo è che così facendo i vecchi laureati italiani non possono andare a lavorare in giro per l’Europa, perchè così vecchi non li vuole nessuno. Il quarto è che quindi molti dei vecchi laureati italiani rimangono disoccupati per tanto tempo, in Italia, e quindi anche in Europa. Il quinto è che per tanti tipi di lavoro, invece, manca la gente specializzata.

    Il Prof. X interrompe facendo notare che il punto tre non è corretto: è noto che quando un qualsiasi studente italiano riesce ad andare all’estero anche solo qualche mese con l’Erasmus, tutti vedono che è nettamente superiore agli altri. Il Prof. Y conferma, aggiungendo che i laureati italiani sono molto ricercati all’estero, proprio perchè più bravi.

Il Dott. Z. risponde che lo sanno tutti, che anche lui quando è andato in Germania appena laureato ne sapeva di più di un qualsiasi tedesco col titolo del dottorato: purtroppo, al ministero hanno deciso che questo particolare è irrilevante. In Europa tocca essere tutti uguali.

 

    Il Presidente interviene specificando che neppure il punto 1 è corretto, perchè si, è vero che in tanti non riescono a finire l’università, la maggior parte lascia perdere durante il primo anno, ma bisogna tenere bene a mente che si iscrivono cani e porci, e poi a casaccio: vengono dall’alberghiero e vogliono fare ingegneria elettronica, o da ragioneria e diventare archeologi del Medio Oriente. E poi, anche i migliori sono tanto ignoranti, non sanno l’italiano, figurarsi la matematica, per non parlare delle basi minime di logica e di un’ombra di metodo di studio. E quindi anche a laurearsi ci mettono tanto, ed ecco che anche il punto due così com’è detto non è che poi vada bene. I Prof. sono tutti d’accordo, parlano tutti insieme dicendo si, è vero, non sanno fare neanche le divisioni, non sanno l’italiano parlato e per quello scritto peggio mi sento. Non sanno studiare, gli devi spiegare paragrafo per paragrafo, farli ripetere, fra poco toccherà correggergli i compiti e fare i colloqui con i genitori.

 

    Il Presidente chiede scusa per avere scatenato il putiferio con il suo intervento, chiede a tutti di fare silenzio chè tanto non c’è niente da fare, ormai la legge è legge, il legislatore ha legiferato, la riforma tocca applicarla, e quindi ascoltiamo tutti quello che deve dire il Dott. Z sennò non finiamo neanche alle nove.

Il Dott. Z riprende dicendo che non è compito nostro discutere quello che il Legislatore ha detto. Siamo qui per capire la riforma ed applicarla nel migliore dei modi.

 

    Tutti sono zitti, quindi il Dott. Z continua raccontando che per risolvere innanzitutto i punti 1 e 2 il Legislatore ha deciso che ci saranno due tipi di lauree. Una corta, facile facile, di tre anni. Questa sarà perfetta: sarà una laurea di base, e insieme professionale. Una laurea di base perchè ci saranno le materie di base per ciascuna laurea. Per la laurea in Scienza dei Materiali, ad esempio, ci saranno la matematica, la fisica, la chimica. Ma ci saranno anche le materie professionalizzanti: diritto del lavoro, economia, per esempio. E poi è previsto che mentre uno studia, può anche andare a lavorare dei periodi in aziende private convenzionate con l’università. Sono i famosi stages, e saranno obbligatori. E per non perdere tempo non si farà più la tesi, di fatto. Ma siccome bisogna entrare subito nel mercato del lavoro, per di più in Europa, tutti, dico tutti, dovranno studiare l’inglese. Quindi, ricapitolando, dopo tre anni uno avrà fatto le materie di base, come prima, forse un pochino di meno, e per di più è già andato a lavorare. Un lavoro europeo. E’ tutto organizzato per finire in tre anni, quindi anche il punto tre è risolto. Essendo professionalizzante, si potranno creare dei trienni fortemente professionalizzanti, che facciano entrare subito nel mercato del lavoro, possibilmente europeo, così anche i punti quattro e cinque sono risolti. Per esempio, ci si potrà laureare come informatore scientifico. Oppure come curatore di giardini. O anche come chimico degli imballaggi.

 

    Se poi non basta, e ci si vuole specializzare ancora, per risolvere meglio i punti 4 e 5, dopo tre anni di studio, e dopo la prima laurea, si può continuare a studiare per altri due anni, e prendere un’altra laurea. Ancora più specialistica. Si chiamerà laurea specialistica. Con questa, per esempio, ci si può laureare come informatore scientifico di medicinali solidi. Oppure come curatore di giardini pubblici. O anche come chimico degli imballaggi colorati. Ma poiché il legislatore ha previsto tutto, ci si può laureare in biologia, come prima, o in agraria, o in fisica.

 

    Il Dott. Z a questo punto fa vedere l’elenco di 41 lauree di tre anni. Tutte le lauree possibili che si possono prendere.

Il Presidente chiede se ci sono domande a questo punto.

Il Prof. X chiede se c’è qualche differenza fra le varie lauree, per esempio quelle umanistiche e quelle scientifiche, visto che adesso lettere è in quattro anni e Ingegneria in 5, per esempio. Il Dott. Z risponde che l’Università è per tutti 3+2. Così non ci sono problemi per entrare in Europa.

Il Prof. Y chiede quali sono i problemi per l’Europa se per lettere ci vogliono 4 anni e per l'ingegneria 5, e il Dott.Z dice che nessuno lo sa, forse il Legislatore, chissà. Il Prof. B spiega che per favorire gli scambi fra le università europee, è bene che tutto sia uguale dappertutto, così non ci sono leggi complicate per capire cosa di un paese equivale a cosa di un altro paese. Il Prof. W interviene spiegando che tutti sanno che il Prof. B vota Rifondazione Comunista e ha il poster di Mao Tze Tung nello studio, quindi certi discorsi se li può anche risparmiare. Il Prof. B chiede che male ha fatto Mao, qualche errore lo hanno fatto tutti, chi è senza peccato scagli la prima pietra: in fondo prima in Cina tutti soffrivano la fame e ammazzavano le neonate; il Prof. W dice che certo, invece Mao Tse Tung li ammazzava da grandi, tutti allo stesso modo, uomini e donne, il Prof. B si alza e diventa rosso, dice che suo nonno era partigiano e ha fatto la resistenza sui monti, mentre tutti sanno che il nonno del Prof. W dopo l’8 settembre se ne è scappato dai frati trappisti. Tutti dicono basta, smettetela, siamo nel 2000. Il Presidente chiede di passare ad altre domande, sennò non la finiamo più neanche alle nove.

 

    Il Prof. W chiede come si fa a fare uno stesso corso contemporaneamente per chi sa che dopo tre anni va a vendere le supposte, e anche per chi pensa di fare tutte le specializzazioni possibili, andare negli USA e vincere il Premio Nobel. Il Presidente chiede al Prof. W di spiegarsi meglio. Il Prof. W fa l’esempio dell’infermiere e del medico: è possibile per chi si iscrive al triennio della scuola infermieri, dopo essersi diplomato infermiere, continuare altri tre anni e diventare medico? Tutti dicono certo che no, come ci pensi, che caspita di esempi fai? Il Prof. W chiede allora come fa uno che si laurea come venditore di supposte, in tre anni, a diventare chimico studiandone altri due. O come fa uno laureato come enologo in tre anni a diventare agronomo studiandone altri due. Come si fa, aggiunge il Presidente, a dare in tre anni una formazione introduttiva (per una specializzazione successiva di due anni) e contemporaneamente anche una formazione professionale (per finire lì e tanti saluti)?.

Il Dott. Z dice che non lo sa. Ognuno si arrangerà come può. Il Prof. Q suggerisce che forse si dovrà fare di tutto un po’. Il Prof. B spiega che si farà poco di molte materie. Il Presidente si chiede se si andrà a fare niente di tutto.

Il Prof. G chiede che fanno i laureati in lettere dopo tre anni. Il Dott. Z risponde che non si è interessato perchè noi siamo di una facoltà scientifica. Il Presidente ricorda che l’Università è l’Università, innanzitutto, e quindi ripete la domanda. Nessuno risponde.

Il Prof. K chiede se è previsto il dottorato, e quando. Il Dott. Z dice certo che si, il dottorato si farà dopo la laurea specialistica. Il Prof. K calcola che quindi si potrà avere il titolo di dottorato solo dopo cinque anni di studio. E quindi i laureati in scienza dei materiali lo potranno avere dopo 5 anni, come prima della riforma. Mentre i laureati in lettere, prima potevano prendere il dottorato dopo 4 anni di studio, adesso impiegheranno un anno di più. Il Dott. Z dice sì, è proprio così. Il Prof. J conclude dicendo che non capisce perchè in questo modo si pensa che i laureati italiani entreranno prima in Europa. Il Presidente suggerisce che forse il legislatore a questo non ha pensato: lui pensa al mercato del lavoro, alla laurea di tre anni, che vuoi che gliene frega di quella specialistica.

Il Prof. W riprende la domanda di prima, sottolineando che l’unico modo per fare un triennio introduttivo e contemporaneamente professionalizzante, è farlo male, cioè di basso livello, e sperare di recuperare qualcosa nei due anni successivi, quelli della laurea specialistica. Il prof. M dice che è impossibile recuperare nei due anni della laurea specialistica quello che non si è fatto nei primi tre anni. Come puoi sperare di far diventare medico un infermiere, o fisico uno specialista di imballaggi colorati, se non facendolo ricominciare tutto da capo?

 

Il Presidente diventa triste, e si chiede se il legislatore ha mai frequentato un’università. Il Prof. H dice che forse il Legislatore ha frequentato i corsi di Formazione Professionale della regione, quelli per riparatori di tubi.

Il Prof. B chiede rispetto per i riparatori di tubi, lo era anche suo nonno, il partigiano dei monti, prima di fare il partigiano, appunto.

Nessuno risponde al Prof. B. Il Prof. Q dice che se il triennio iniziale dell’università sarà di basso livello, diventerà una grande scuola superiore, e l’università vera sarà ridotta a quel che si potrà fare nei due anni successivi.

Tutti sono d’accordo. Non potrà che essere così. Che tristezza.

Il Prof. B spiega che per risolvere il problema del rapporto fra l’università e il mondo del lavoro qualche sacrificio tocca farlo, qualche rischio tocca correrlo. Il Prof. W chiede se secondo noi l’Università serve solo per preparare la gente al mondo del lavoro. La maggior parte dice si, certo che si, sennò che ci sta a fare. Il Prof. H chiede che differenza c’è fra un corso di formazione professionale e l’Università. Il Prof. B dice che non ci dovrebbe essere differenza nei primi tre anni. Poi nei due successivi, forse, chissà. Il Prof. W chiede al Prof. B perchè lui ci tiene tanto a diventare ordinario, visto che diventerà solo prof. di un corso di formazione professionale di tre anni. Il Prof. B dice che i lavoratori hanno tutti pari dignità, chiedono un giusto salario, che il padrone non li sfrutti, e ricorda che suo nonno era partigiano sui monti.

 

    Il Presidente osserva che non si era mai chiesto seriamente la differenza fra università e corsi di formazione alla regione. Ma che forse il Legislatore ha fatto quella riforma perchè ritiene uguali le due cose.

Il Prof. W chiede a cosa serve l’Università.

Il Presidente aggiunge che bisogna andare avanti, che tanto la legge è passata, la riforma si deve fare, cerchiamo di fare il nostro meglio. Il Prof. S chiede se si può protestare, se c’è modo di parlare con qualcuno, qualche politico, magari vicino al ministro...Tutti dicono ma no, sei matto, questo è il migliore dei governi possibili, che vai a protestare, e poi con chi, tanto oramai la riforma la dovevano fare, si correggerà piano piano, bisogna andare in Europa, non c’è più niente da fare, l’università come l’abbiamo fatta noi ce la dobbiamo scordare...

Il Dott. Z dice che si è solo detta una parte della riforma. Bisogna ancora spiegare la suddivisione delle tabelle e il concetto di credito.

Il Presidente dice che ce lo ha detto fin dall’inizio, che con tutta quella confusione non si finiva neanche alle nove, sono già le sette e mezzo...le sette e mezzo, porca puttana quant’è tardi! Tutti si alzano e scappano via: il Prof. W chiede quando ci si rivede, e il Presidente dice che domani alle quattro è convocato di nuovo il CCl per capire come funziona questa maledetta riforma, e vediamo di comportarci meglio sennò anche domani facciamo tardissimo.

 

    Chiederemo al nostro Forrest Gump di redigere fedelmente anche il prossimo verbale.