ALLA
RICERCA DELL'UNIVERSITA' PERDUTA
Non
ha fatto scalpore neppure la notizia che alla III Facoltà di Ingegneria del
Politecnico di Torino (quella in cui si impara (imparava?) a progettare computer
e telefonini) è possibile superare alcuni esami con una votazione inferiore al
18, purchè la media complessiva degli esami riportata sul libretto sia comunque
positiva. E' stato cioè approvato dal consiglio di quella facoltà il concetto
di 'esame incompleto': il tutto per entrare presto nel mercato del lavoro. Non
solo: sottolinea con rara acutezza il Preside Carlo Naldi: 'E’
un errore pensare che una situazione di continui appelli che occupano una parte
consistente dell’anno accademico sia una soluzione al problema. Lo studente
anzi non deve essere disturbato nello svolgimento naturale del suo percorso di
apprendimento per l’obbligo di preparare esami non superati alla fine del
modulo' e aggiunge la
giornalista autrice del pezzo…Per gli
studenti, comunque, non si tratta dell'unica buona notizia…(LA STAMPA
29.11.2001 Ed. Torino Sezione Cronaca Pag.43).
Che
dire?
Diciamo
che bisogna rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo, cioè dal chiedersi
qual è la natura, l'anima, ormai dimenticata, dell'Università. A nostro avviso
la prima domanda concreta da porsi è:
Chi
vogliamo che esca da questa Università?
Una
prima risposta potrebbe essere la seguente: una persona capace di osservare
la realtà, coglierne i nessi, individuare eventuali quesiti, problemi,
ipotizzarne le soluzioni. Crediamo che la frase precedente possa essere una
buona sintesi di quello che normalmente viene indicato come ricercatore.
E di solito quando si cerca qualcosa, lo si fa nella convinzione di trovare
qualcosa di vero, e quindi di utile, per sé stessi e per tutti. E tutto questo
implica che ci sia qualcuno più esperto che insegni a qualcun altro meno
esperto come si fa a ricercare.
Ricercare, naturalmente, non solo restando dentro l’Università ma anche (e
soprattutto) inseriti nel mondo del lavoro.
Allora:
in quali condizioni uno studente universitario può ricevere più facilmente e
compiutamente un’ educazione alla capacità
di ricercare?
Mettiamola
in termini concreti, facciamo riferimento al 3+2:
1.
Una delle grandi preoccupazioni della riforma universitaria, alla base
dei percorsi in serie (3+2) anziché in parallelo (3 anni i diplomi e in
alternativa 4 o 5 la laurea), è la seguente: qualsiasi sia la scelta che si fa,
ci deve sempre essere la possibilità di cambiare idea, di riformulare il
proprio percorso di studi. Ma è vero che
è sempre possibile tornare sui propri passi? E' vero che se ci si 'sbaglia' è
sempre possibile recuperare senza 'perdite di tempo'? E' possibile
recuperare nel biennio della specialistica ciò che di fondamentale non si è
fatto nel triennio di base? A questo riguardo ci sembra significativo il
messaggio che viene dai presidi delle facoltà di Ingegneria che, avendo di
fatto anticipato di un anno l’attuazione della riforma, ora auspicano la
riattivazione di un percorso parallelo di 5 anni per chi, da subito, si pone
l’obiettivo di completare il curriculum universitario.
2.
Il proliferare dei corsi di laurea e degli insegnamenti all'interno di
ciascun corso di laurea, è utile agli studenti o serve principalmente a creare
nuovi canali per ASSEGNARE LE RISORSE, CIOE' SOLDI + POSTI ?
3.
Gli studenti studiano meglio con i bimestri e/o con tanti piccoli corsi?
Il rapporto con il docente è più agevole nel bimestre e/o nei corsi
modularizzati?
4.
Le tabelle delle classi delle lauree triennali e specialistiche sono il
frutto di un’ evidente perversione mentale. Non
è possibile rivederle?
Potremmo
continuare ancora. Ma per ora ci fermiamo qui. Ci interessa un rapporto con
coloro che vivono nell'università, perchè tentando di rispondere ai problemi
posti dalla realtà in cui siamo immersi, nel nostro caso in particolare
l'attuazione della riforma universitaria, sia possibile una sorta di
procedimento a ritroso, nella riscoperta del significato, del valore
dell'Università stessa, nella ricerca di quella Università che, ahinoi, sembra
aver perduto la propria anima.
Universitas University Perugia, gennaio 2002
Quelli che si vedono anche la sera per parlare di Università e dintorni