ALLA RICERCA DELL'UNIVERSITA' PERDUTA

  I prevedibili risultati del 13 maggio, il nuovo governo, lo scoppio della crisi della sinistra in Italia, e soprattutto il cataclisma dell'11 settembre sembrano aver cancellato anche il ricordo del pur debole dibattito nato intorno alla riforma universitaria. Per il nuovo ministro evidentemente i problemi della scuola dell'obbligo e superiore hanno avuto finora la priorità, ed è passata la linea 'migliorare ma non bloccare': di conseguenza la riforma del '3+2' (tre anni per la laurea e due per la specializzazione) è partita pressochè in tutta Italia, nell'indifferenza generale degli organi di stampa, in tutt'altre faccende affaccendati.

Non ha fatto scalpore neppure la notizia che alla III Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino (quella in cui si impara (imparava?) a progettare computer e telefonini) è possibile superare alcuni esami con una votazione inferiore al 18, purchè la media complessiva degli esami riportata sul libretto sia comunque positiva. E' stato cioè approvato dal consiglio di quella facoltà il concetto di 'esame incompleto': il tutto per entrare presto nel mercato del lavoro. Non solo: sottolinea con rara acutezza il Preside Carlo Naldi: 'E’ un errore pensare che una situazione di continui appelli che occupano una parte consistente dell’anno accademico sia una soluzione al problema. Lo studente anzi non deve essere disturbato nello svolgimento naturale del suo percorso di apprendimento per l’obbligo di preparare esami non superati alla fine del modulo'  e aggiunge la giornalista autrice del pezzo…Per gli studenti, comunque, non si tratta dell'unica buona notizia…(LA STAMPA 29.11.2001 Ed. Torino Sezione Cronaca Pag.43).

Che dire?

Diciamo che bisogna rimboccarsi le maniche e ricominciare da capo, cioè dal chiedersi qual è la natura, l'anima, ormai dimenticata, dell'Università. A nostro avviso la prima domanda concreta da porsi è:

Chi vogliamo che esca da questa Università?

Una prima risposta potrebbe essere la seguente: una persona capace di osservare la realtà, coglierne i nessi, individuare eventuali quesiti, problemi, ipotizzarne le soluzioni. Crediamo che la frase precedente possa essere una buona sintesi di quello che normalmente viene indicato come ricercatore. E di solito quando si cerca qualcosa, lo si fa nella convinzione di trovare qualcosa di vero, e quindi di utile, per sé stessi e per tutti. E tutto questo implica che ci sia qualcuno più esperto che insegni a qualcun altro meno esperto come si fa a ricercare. Ricercare, naturalmente, non solo restando dentro l’Università ma anche (e soprattutto) inseriti nel mondo del lavoro.

Allora: in quali condizioni uno studente universitario può ricevere più facilmente e compiutamente un’ educazione alla capacità di ricercare?

Mettiamola in termini concreti, facciamo riferimento al 3+2:

1.      Una delle grandi preoccupazioni della riforma universitaria, alla base dei percorsi in serie (3+2) anziché in parallelo (3 anni i diplomi e in alternativa 4 o 5 la laurea), è la seguente: qualsiasi sia la scelta che si fa, ci deve sempre essere la possibilità di cambiare idea, di riformulare il proprio percorso di studi. Ma è vero che è sempre possibile tornare sui propri passi? E' vero che se ci si 'sbaglia' è sempre possibile recuperare senza 'perdite di tempo'? E' possibile recuperare nel biennio della specialistica ciò che di fondamentale non si è fatto nel triennio di base? A questo riguardo ci sembra significativo il messaggio che viene dai presidi delle facoltà di Ingegneria che, avendo di fatto anticipato di un anno l’attuazione della riforma, ora auspicano la riattivazione di un percorso parallelo di 5 anni per chi, da subito, si pone l’obiettivo di completare il curriculum universitario.

2.      Il proliferare dei corsi di laurea e degli insegnamenti all'interno di ciascun corso di laurea, è utile agli studenti o serve principalmente a creare nuovi canali per ASSEGNARE LE RISORSE, CIOE' SOLDI + POSTI ?

3.      Gli studenti studiano meglio con i bimestri e/o con tanti piccoli corsi? Il rapporto con il docente è più agevole nel bimestre e/o nei corsi modularizzati?

4.      Le tabelle delle classi delle lauree triennali e specialistiche sono il frutto di un’ evidente perversione mentale. Non è possibile rivederle?

Potremmo continuare ancora. Ma per ora ci fermiamo qui. Ci interessa un rapporto con coloro che vivono nell'università, perchè tentando di rispondere ai problemi posti dalla realtà in cui siamo immersi, nel nostro caso in particolare l'attuazione della riforma universitaria, sia possibile una sorta di procedimento a ritroso, nella riscoperta del significato, del valore dell'Università stessa, nella ricerca di quella Università che, ahinoi, sembra aver perduto la propria anima.

 

Universitas University Perugia, gennaio 2002

Quelli che si vedono anche la sera per parlare di Università e dintorni