7 marzo 2004
Lo sciopero degli universitari del 4 marzo è passato, con qualche clamore ma pochi risultati.
Perchè la Moratti riesce a farsi criticare anche quando propone riforme sensate? Forse perchè se ne frega del sostegno popolare: in fondo è un tecnico, non un politico, e non ha un elettorato cui rendere conto. Forse per questo non si presenta ai tavoli di discussione, come quello del 25 febbraio dove, comunque, chi la rappresenta propone reali miglioramenti del testo ddl, mentre le controparti, cioè tutti tranne gli aderenti ai sindacati CIPUR e USPUR, non fanno altro che ribadire il più bieco statalismo.
Intanto si aumenta la retribuzione degli assegnisti, oramai ribattezzati dalla stampa, ricercatori a termine. Ma chi paga?
Per uscire dal coro dei barricaderi e tentare di capire cosa comporterà questa riforma dello stato giuridico dei docenti universitari è utile lasciare da parte gli slogan (tanto la società civile non ci si fila) e cercare di capire alcune questioni importanti:
1) quale carriera post dottorato stiamo prefigurando ai giovani: 4 anni di post doc + 4 di assegni di ricerca + 5+5 di ricercatore a contratto o direttamente e solo il ruolo di ricercatore a contratto?
2) che fine faranno le migliaia di assegnisti (quelli impropriamente chiamati "ricercatori precari") che magari sono arrivati alla soglia dei 40 anni con la prospettiva di inquadrarsi nel ruolo di ricercatori e ora vedono davanti a sè come un incubo altri 5+5 anni di precariato?
3) quando il Miur fa una ricerca e "scopre" l'alto costo sociale dei fuori corso (cioè l'acqua calda), ha in mente di proporre un ulteriore abbassamento del livello degli studi universitari (una naturale evoluzione del 3+2 per intenderci) o di investire in un sistema universitario più efficace?
4) ovvero, ci saranno i soldi ? Guardando al testo attuale del DDL pare di no, mentre guardando alle premesse del tavolo di confronto Fini, Moratti, Grilli e Tosi del prossimo 10 marzo pare di si.
5) che margine di libertà avranno gli atenei nel decidere il numero e la tipologia dei docenti?
6) è vero che in Germania, dove per anni il sistema universitario ha funzionato con ricercatori a contratto e con ingresso al ruolo permanente solo al livello di "associato", ora si è tornati a proporre una carriera parallela di posti permanenti anche per quei ricercatori che non accederanno mai al ruolo di associato? E se si, perchè? Non sarà solo un mito, soprattutto nel campo della ricerca e della docenza, quello secondo cui solo il precario lavora in modo efficiente?
Uno spiraglio di chiarezza viene dall'intervista rilasciata sabato 6 dalla Moratti al Corriere della Sera, in cui si annunciano i criteri che adotterà il MIUR per la valutazione degli atenei.
Ulteriore passo in avanti l'intervista di domenica 7 marzo a Piero Tosi, presidente della CRUI, in cui si chiarisce che il contratto a tempo determinato per i giovani ricercatori è ben accetto alla CRUI, e soprattutto è molto ben vista l'introduzione dei criteri per la valutazione.
La situazione sembra in rapida evoluzione. Vi invitiamo a tenere d'occhio la home page del sito (http://www.universitas-university.org/) e ad inviare contributi ai forum di discussione su: riforma degli ordinamenti didattici (DL 509), riforma dello stato giuridico e riforma delle SISS.
Daniele Fioretto e Assuntina Morresi
Universitas University - Perugia