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SECONDO SEMINARIO DI U&U: "ESISTE ANCORA LUNIVERSITA'?" seconda parte sabato 16 marzo 2002 - Fondazione CEUR - Via Ampère,. 2 - Milano Verbale e sintesi degli interventi
Daniele Bassi introduce lincontro ricordando come è nata U&U e gli scopi che si prefigge; quindi introduce al dibattito, che intende riprendere e approfondire alcuni motivi già a tema nellincontro del 2 febbraio 2002:
Segue un intervento di Giancarlo Cesana che illustra il lavoro finora svolto dalla commissione insediata dal Ministro e annuncia che la prossima settimana è previsto un incontro della stessa su:
Indica quindi i motivi che a suo parere causano leccessiva staticità del corpo docente: linamovibilità dal posto di lavoro e il sistema concorsuale. A questo problema potrebbe porre rimedio linserimento di posti a contratto a termine per i ricercatori (incaricati di determinati compiti di ricerca ) e per i professori associati (incaricati di determinati compiti di didattica o di ricerca) mentre solo i professori ordinari potrebbero essere inamovibili e responsabili della didattica con compiti di coordinamento della stessa. In ogni caso ritiene opportuno introdurre una più chiara distinzione dei ruoli. In merito ai concorsi universitari ipotizza la massima valorizzazione dellautonomia con concorsi locali, criteri locali e idoneità unica. Circa le lauree sanitarie: stante che Medicina è il corso di laurea con il maggior numero (70%) di laureati in corso ed il più basso numero di abbandoni, individua il motivo di questo successo nellintroduzione del numero chiuso e della selezione dingresso. Il numero chiuso dovrebbe dunque essere esteso a tutte le facoltà e non deve essere stabilito sulla base programmatica dei bisogni, ma deve essere in rapporto alle strutture didattiche. Sulla laurea infermieristica rileva lassurdità della situazione, proponendo la distinzione tra i corsi triennali a forte connotazione professionalizzante e i corsi ulteriori a sorte connotazione culturale. Osserva che l'Italia sarebbe lunico paese nel quale sarebbero riconosciuti tre diversi livelli di laurea, e suggerisce quindi di attivare due soli livelli: un titolo di diploma o "baccellierato" per i corsi triennali a forte connotazione professionalizzante, mentre il titolo dottorale dovrebbe essere riservato solo a chi ha conseguito il dottorato di ricerca. Indica infine come prioritario il problema delle tasse universitarie, che ora coprono solo il 10% del costo dello studente, mentre per un reale rilancio del sistema sarebbe necessario un forte aumento, con al tempo stesso serie garanzie per le fasce più deboli. Paola Olivelli (MC) ribadisce la difficoltà a tornare al vecchio sistema: il 3+2 non farebbe che prendere atto della situazione che consegue ai numerosi abbandoni (il 60% degli iscritti di Giurisprudenza) e cercherebbe di dare un riconoscimento a coloro che in ogni caso abbandonerebbero. Rimane da definire il significato della formazione di base e il problema dei concorsi, perché se anche si svolgono in sede locale, il contratto che poi si applica è nazionale. Segue il dibattito sui punti emersi. In particolare un collega di Veterinaria (BO) evidenzia la necessità di accordare le Lauree Specialistiche con il dottorato, nel momento in cui fosse solo questultimo a conferire il titolo dottorale e lamenta leccessiva dipendenza dell"offerta formativa" dai condizionamenti economici. Assuntina (PG) propone listituzionalizzazione esplicita della cooptazione, per risolvere il problema concorsuale, e ribadisce che la retribuzione dei docenti non può essere legata alla concessione di fondi dallesterno. Esprime poi il suo disaccordo dalla proposta Cesana circa un percorso fondamentale seguito da un dottorato specialistico, perché alcune materie "di base" non sono recuperabili in seguito. Traini (TN) esprime difficoltà ad accogliere la proposta Cesana, perché ritiene non solo formativa, ma anche ricca di potenzialità intrinseche la ricerca di base; a Trento hanno preferito pensare un 5-2 che un 3+2, in modo da non sconvolgere il corso di studi completo. Marra rileva differenze a seconda dei diversi ambiti disciplinari: se per le lauree sanitarie i 3 anni vanno bene (ma non se poi i laureati possono accedere alla LS), in altri casi, per es. a Psicologia, dove pure ha avuto un incarico, il problema è linverso: lì il problema non è il 3+2, ma che cosa cè dentro il 2. Non ovunque è possibile pensare un 3 professionalizzante. Di Trapani (CO) non accetta luniversità come aggregazione coatta, ma propone la creazione di team di lavoro (con la collocazione in Centri di formazione) agganciandosi al sesto programma quadro della UE. Solo unipotesi culturale unitaria (v. contributo Botturi al 1° seminario) consente unofferta formativa plausibile. Walter Maffenini smentisce, sulla base dellesperienza di Milano Bicocca, che la maggioranza degli studenti aspiri al titolo di dottore, citando anche il buon risultato ottenuto dai diplomi di Economia prima della riforma. Zanderini nota la dicotomia metodologica insita nellattuale modello di Università: da una parte formativo, dallaltra professionalizzante: oggi non cè più differenza tra ricerca di base e specializzazione, perché lindustria fa tutto questo. Interviene uno studente che, dopo aver ricordato lo scarso successo di questa riforma, poiché dopo il 1° semestre già unalta percentuale di studenti (circa la metà) risulta non aver dato nessuno degli esami corrispettivi, auspica che siano presto attivati i "+2" e che siano rivisti i metodi con cui il "3" è stato finora applicato, giacché ritiene improponibile ritornare alla vecchia impostazione. Destro fa notare che se dopo il primo semestre già oltre la metà degli studenti non è in regola con gli esami, ciò dipende soprattutto da motivi strutturali, non solo dallapplicazione della riforma: sarebbe infatti necessario far seguire gli studenti da numerosi "teaching assistants". Cesana a questo punto sottolinea gli elevati costi di tali interventi e quindi ribadisce la necessità dellintroduzione del numero chiuso e della frequenza obbligatoria. Su questi punti invita a dibattere sul sito. Pretolani, oltre a sottolineare la situazione di grave disagio per i docenti, costretti attualmente a fronteggiare situazioni diverse (laurea triennale, quadriennale, pensare al "+2", ecc.), insiste sulla necessità di affrontare i problemi tenendo conto delle distinzioni tra diverse aree disciplinari e propone un maggior collegamento con la scuola (orientamento nellultimo anno delle superiori). Cesana ritorna su alcuni problemi, sia in merito allo stato giuridico, sia al "3+2"; al riguardo ritiene essenziali:
Da una altro intervento emerge la problematicità di questa fase di transizione; Daniele Fioretto si domanda se non sia possibile ipotizzare percorsi paralleli ma distinti tra formazione professionale e universitaria. Cesana propone di riprendere il problema dello stato giuridico e per il prossimo incontro (indicativamente il 13 o 20 aprile) propone il titolo: "libertà dellinsegnamento e titolarità della cattedra", con particolare attenzione al problema della libertà di insegnamento e del come tutelarla, giacché di essa non si fa mai parola nei progetti per lo stato giuridico dei professori (verrà attivata una apposita sezione alla pagina "documenti" sul sito). a cura di Maria Pia Alberzoni |