PRIMO SEMINARIO DI U&U:

‘ESISTE ANCORA L’UNIVERSITA'?’

sabato 2 febbraio 2002 - Fondazione CEUR - Via Ampère,. 2 - Milano

Sintesi degli interventi

 

  • PRESUPPOSTO CULTURALE

Prima di entrare nello specifico della riforma, occorre chiarire la prospettiva culturale che la sottende.

Un compito per i docenti potrebbe essere la costituzione di un luogo di responsabilità civile nei confronti dell’Università, al di fuori di logiche corporative e della conservazione del potere (che normalmente non si fa carico dei problemi, ma li scarica sui più deboli, gli studenti). Questa responsabilità civile si dovrebbe esprimere verso il basso (problemi specifici) e verso l’alto (aspetto culturale).

L’idea di fondo della riforma si basa sul presupposto che non esista più l’idea del sapere, ma solo finalità di formazione professionale. Oggi non c’è più interesse sull’unità della mente ed il sapere è concepito come una sommatoria: il risultato è che non si è più in grado di affrontare la realtà. Il docente affogato nella burocrazia e nella didattica è funzionale a questo disegno. Il problema è sorto quando si è disgregato il concetto di ricerca della verità come identità della funzione dell’Università: e questa è la responsabilità principale dei docenti.

  • QUADRO DI RIFERIMENTO

La riforma non è neutra: cosa significa il riferimento all’Europa? Di fatto non esiste un modello unico europeo.

Cosa significa rispondere alle richieste del mercato del lavoro? Quale mercato?

Occorre quindi essere in grado di rispondere alla domanda: chi si vuole formare?

Occorre inoltre tener presente l’aspetto dell’unità del sapere e l’aspetto della libertà: non si può accettare la omogeneizzazione indiscriminata proposta dalla riforma.

  • ASPETTI DELLA RIFORMA

1. Raccordo tra superiori ed Università. Occorre trovare forme possibili, per evitare che il primo anno venga perso nell’azzeramento; ad esempio,: forme di collaborazione tra docenti universitari e medi durante il 5° anno delle superiori.

2. Non è accettabile un’Università che faccia solo didattica (teaching university): l’aspetto della ricerca è irrinunciabile.

3. Occorre chiarire l’equivoco della funzione del triennio: di base o professionalizzante?

I corsi sono stati ideati non pensando innanzitutto alle prospettive ed ai contenuti, bensì agli insegnamenti (equilibri politici). Chi controlla i programmi degli insegnamenti?

Problemi dei "corsi integrati" (a più moduli, tenuti da diversi docenti, ma con unico esame finale): necessità di forte integrazione tra i docenti coinvolti.

Si possono considerare due soluzioni:

  • forte caratterizzazione di base, che non penalizzi chi desidera procedere per la specialistica, ma al contempo utilizzabile anche per il lavoro.
  • ideare corsi in parallelo, con trienni destinati solo alla specialistica.

4. Problema della tesi: la laurea: era un aspetto qualificante del percorso formativo (impegno personale, rapporto col docente); ora nel triennio non esiste più lo spazio e può essere effettuata solo nella specialistica.

5. Stage nel triennio: occorrono persone destinate specificamente a seguire gli stages (in generale tutori: non è possibile appesantire ulteriormente il personale dell’Università) e servono strutture esterne o interne disponibili ad accogliere gli studenti.

6. Possibile competizione tra master (che dovrebbe essere riservato ad una stretta professionalità) e laurea specialistica;

 

PROSPETTIVE

  1. Eliminazione del valore legale del titolo (esistono comunque gli esami di stato gestiti dagli ordini professionali): è il necesario presupposto per un’effettiva valorizzazione delle risorse dei singoli atenei.
  2. La semestralizzazione favorisce la frequenza e rende più facile sostenere gli esami.

a cura di Daniele Bassi