PER UN'UNIVERSITA' VIVA!

Atti del Convegno nazionale organizzato dall'associazione Universitas-University in collaborazione con CEUR

25 ottobre 2003, Sala congressi ISU, via Clericetti 2, Città Studi, Milano

L'esperienza dell'apprendimento: la vita di un giovane in Università

Lorenzo Malagola

Innanzitutto voglio ringraziare il professor Daniele Bassi e Universtas-University per avermi invitato. L’aver voluto tra voi uno studente in questo momento di ripresa riafferma l’origine dell’Università, ciò da cui sempre ripartire. E’ cioè il rapporto docente-studente.

Ho scelto di fare l’Università, ormai poco più di due anni fa, per la promessa che essa potesse essere realmente un luogo privilegiato per  imparare a scoprire la realtà, per poterne cioè scoprire la profondità e  il significato.

Anche quest’anno, quando ho incontrato le nuove matricole, nell’ambito di un gesto di accogliernza-orientamento che insieme ad alcuni studenti proponiamo in università tramite una nostra associazione studentesca, sono rimasto colpito dall’entusiasmo di queste nell’affrontare la nuova avventura che li attendeva. Ho rivisto l’aspettativa che avevo io quando arrivai e che tutt’ora rimane viva in me. Ad ognuna di queste matricole, non ho potuto non dire che la grande attesa che hanno non verrà delusa ma che troverà risposta. L’Università dunque, pur sotto molti aspetti confusa e problematica, ha dentro sé la possibilità di crescita per ciascuno di noi…

Dove si gioca questa possibilità? Come dicevo, per me si è giocata innanzitutto in determinati incontri. Nel rapporto nato con alcuni docenti e amici, ognuno implicando liberamente e lealmente in ciò che è chiamato a fare (i primi ad insegnare e a far ricerca,io e i miei compagni a studiare) quel desiderio di conoscenza e verità che ognuno porta con sè. La lezione, l’esame, la ricerca, lo studio… non sono altro dunque che il luogo dove ogni giorno si consuma quella sfida, quella promessa di compimento che ognuno di noi sente e alla quale ognuno di noi vuole trovare risposta sia che abbia 20 anni o che ne abbia 60.

Altrimenti si va in aula senza aspettarsi più niente, tutto perde di significato, si assiste in molti casi alla mortificazione dell’Università.

Docenti che insegnano unicamente per un prestigio,senza prestare attenzione a chi hanno davanti in aula, e studenti per i quali l’Università non è altro che un passo obbligato per il successo, come dire “oggi dove vai se non hai una laurea?!”.

In questi anni al contrario è esploso in me, non posso non parlare della mia esperienza, l’interesse iniziale che avevo per l’Economia, in particolare per il ramo aziendale; tanto che insieme ad alcuni amici ricerchiamo e coltiviamo rapporti con imprenditori che ci colpiscono per come vivono il proprio lavoro (monsieur François Michelin, presidente onorario Michelin, ha accettato il nostro invito a venire a trovarci in università…). Ho scoperto anche che ogni aspetto della realtà è degno di essere vissuto, sono sorte in me passioni che non pensavo di avere (per esempio la politica, da qui  l’avventura in cdf).

La mia vita in università è stata ed è dunque sostanzialmente questo: l’avventura quotidiana di rapporti alla scoperta del bello e del vero…

 

Vorrei spendere qualche parola a proposito della riforma, visto che la sto vivendo sia come studente sia come rappresentante degli studenti in consiglio di facoltà. Penso che parlarne non si discosti dal tema assegnatomi poichè rientra in ciò che da due anni sto vivendo e studiando a fondo. Proprio stando di fronte alla riforma mi son sentito sollecitato a muovermi maggiormente in università, domandandomi innanzitutto che università volessi, confrontandomi con molti professori e studenti in merito a questa…e per me oggi non è altro che un’ulteriore occasione per continuare questo paragone.

 

L’Università in Italia sta radicalmente mutando. In questa fase di cambiamento è compito di tutti difendere e sostenere le caratteristiche peculiari del nostro sistema universitario, da sempre contraddistinto da un elevato grado metodologico che ha portato a far affermare l’università italiana come realtà di eccellenza a livello mondiale. E ancora una volta non posso non partire dalla mia esperienza personale: ho infatti decine di amici che hanno affrontato un’esperienza di studio all’estero (Erasmus o addirittura Overseas) e che hanno oggettivamente una preparazione di gran lunga superiore a quella dei loro coetanei stranieri, dimostrando concretamente la competitività della nostra Università.

Possiamo senza alcun dubbio affermare come l’aver voluto omogeneizzare tutte le facoltà oggetto della riforma su un unico schema sia stata una decisione forse troppo frettolosa. Diverse facoltà infatti, sono rimaste fuori dallo schema mortificando l’esigenza di differenziazione ed elasticità che si voleva realizzare.

La questione però, giunti a questo punto, non è rivoluzionare e stravolgere nuovamente la struttura ma lasciare quel tempo, che definirei fisiologico, a ciascun ateneo e a ciascuna facoltà di trovare la giusta quadratura che permetta di difendere le eccellenze della nostra università. In molti atenei docenti e studenti sono all’opera per apportare tutte le correzioni del caso.

I docenti innanzitutto stanno riconvertendo il proprio metodo di insegnamento e revisionando i programmi  vista soprattutto in alcuni casi la diminuzione del numero delle ore di lezione (addirittura di 1/3 per alcune facoltà); le commissioni paritetiche stanno riconsiderando i carichi di lavoro, valutando la necessità o meno di diminuire il numero complessivo degli esami da sostenere e valutando altresì la possibilità di modificare il numero di crediti attribuito in origine a ciascun esame (sottolineo come sia importante che i crediti assegnati a ogni insegnamento siano realistici poiché i crediti concorrono poi alla assegnazione delle borse di studio…). Mi permetto dunque, sempre partendo dalla mia esperienza, di evidenziare l’utilità delle commissioni paritetiche dove docenti e studenti, ognuno secondo le proprie competenze, lavorano insieme confrontandosi agilmente sulle varie tematiche da affrontare.

Tutto ciò per rendere fattibile il triennio nei tre anni previsti e dunque per poter lasciare una reale libertà di scelta agli studenti su come proseguire il proprio percorso formativo.

E a questo punto la domanda è: “Dove proseguire i propri studi?”. La nostra Università può e deve competere sulla formazione specialistica anche con gli altri paesi del mondo e in particolar modo con quelli anglosassoni. I +2 e i master quindi devono mantenere quel livello di eccellenza che ogni studente si aspetta, per evitare un esodo verso altri lidi.

 

Parallelamente a ciò non si può prescindere dal ristrutturare il sistema del diritto allo studio. Cambia l’università, cambiano i bisogni degli studenti. Se è vero che il 3 sarà per una platea di studenti sempre maggiore (le immatricolazioni generali crescono di anno in anno) e il +2 costerà sempre più (la qualità si paga), allora è indispensabile studiare un sistema che permetta la fattibilità della riforma anche a livello di diritto allo studio.

Al riguardo penso ad esempio all’introduzione del prestito d’onore, forma di finanziamento agli studenti di tradizione anglosassone non solo innovativo dal punto di vista economico (il diritto allo studio italiano lo contempla come forma di finanziamento solo in alcuni casi particolari…) ma soprattutto,mi permetto di dire, dal punto di vista culturale. Un sistema integrato borse di studio-prestiti d’onore non solo concorrerebbe ad ampliare la base dei beneficiari sfruttando convenzioni con gruppi bancari ma darebbe maggior responsabilità agli studenti (ex. BCI-politecnici). Chi ricorre al prestito d’onore è pronto ad indebitarsi per studiare, farà di tutto per non andare fuori corso, capisce che qualcuno ha investito su di lui.

Altro punto interessante nell’ambito del diritto allo studio ,ma non solo, è certamente l’associazionismo studentesco. Riconoscere e valorizzare quelle realtà studentesche che offrono un servizio agli studenti è passo obbligato per un’Università che sostenga realmente la creatività e l’intraprendenza dei propri studenti. Penso ad esempio all’accoglienza matricole, all’orientamento per la scelta dei piani di studio, all’aiuto nello studio, alle manifestazioni culturali….insomma, a tutte quelle attività che nascono da una libera iniziativa e da un sano protagonismo di noi studenti. Sottolineo come questo principio sia stato affermato anche a livello legislativo con la legge n°268 del 22/11/2002, esplicitazione più chiara dei contentuti della legge n°390 del 02/12/1991, non lasciando più dubbi sul valore aggiunto e sulla ricchezza che l’associazionismo studentesco apporta all’Università.

Dalla crescita personale di ciascuno di noi deriva un bene per tutta la società, una ricchezza collettiva. L’invito dunque è che l’Università investa su ciascuno di noi, sulle nostre capacità, sui nostri interessi, rischi sulle nostre passioni…questa è la strada: sostenere la persona e la sua passione.

Vi ringrazio per la possibilità che mi avete dato.