Associazione ‘Universitas-University’
Seminario pubblico su:
Introduzione: Francesco Botturi
Università Cattolica del S. Cuore, Milano
‘Non esiste Università senza un’idea di sapere’
Hanna Arendt: ‘.a differenza di ciò che si pensa, nessun altra facoltà umana è vulnerabile come il pensiero.…è molto più facile agire in regime di tirannia che pensare in condizioni di libertà….’
Cosa significa pensare? Relazionare ciò di cui ci si occupa ad un’unità di misura.
Il nostro tempo non pensa: c’è come una tirannia che pesa sul pensiero, si assiste al tramonto di un’idea pubblica dell’unità del sapere. La crisi della coscienza europea corrisponde alla crisi del’unità del sapere. La frammentarietà programmatica del sapere è un aspetto critico della modernità (a partire dal 1700). Illuminismo, idealismo e marxismo sono tentativi di risposta moderne alla crisi dell’unità del sapere e da questi tentativi nasce anche l’U. moderna (umboltiana).
L’epoca che viviamo è detta post-moderna ed ha come caratteristica la rinuncia alla sfida dell’unità del sapere ed all’universalita della ragione. Max Weber: ’…specialisti senza spirito e gaudenti senza cuore…’.
Ciò che sorprende è che non solo non è posta la domanda, ma che esista anche l’impedimento a pensare ‘pubblicamente’, per cui tutto si riduce a rapporti di forza. In queste condizioni un lavoro di ‘pensiero’ diventa difficilissimo: è come essere su di una zattera, ed invece di cercare di governarla, accontentarsi di aggiustarne le assi…
Manca un quadro interpretativo in cui collocare il lavoro accademico e non esistono più le parole chiave di cui tutti conoscevano il significato: ragione, spirito, prassi, ecc.
L’idea di sapere nell’U. di oggi è consono a questo processo di trasformazione. Ad esempio, la laurea (triennale, ‘professionalizzante’) rappresenta l’applicazione del primato pratico del sapere; l’unità diventa la professionalizzazione.
Il mondo accademico appare vuoto di sapere su sè stesso e guarda allo studente come termine di professionalizzazione.La ragione è diventata un caleidoscopio, con tante immagini accattivanti, ma senza un senso compiuto: nichilismo.
Quale ruolo per U&U?
Ciò che può servire è di aprire spazi e cercare di riempire questo vuoto di pensiero, non in astratto, ma aprendo un dibattito che abbia come scopo quello di fare un’unità ‘pubblica’ del sapere:
Alcuni possibili spunti di riflessione/lavoro:
- Rapporto tecnologia/sapere: la tecnologia condiziona l’esperienza.
- Rapporto globalizzazione/giustizia: riorganizzazione dei rapporti vitali.
- Capitale umano: la crisi dell’educazione deriva dalla mancanza di un’idea unitaria di sapere.
- Un esempio del fatto che il mondo accademico ‘non si pensa’ è anche la constatazione che gli studenti proseguono quasi tutti sulla laurea ‘specialistica’, rendendo quindi inutile quella ‘triennale’: allora, perché è stata messa in piedi?
-Sulla frammentarietà: qual è il minimo comun denominatore di un pensiero unitario che consente la necessaria esistenza di molteplicità di espressioni?
- E’ sufficiente porre a tema degli argomenti senza avviare tentativi di costruzione?
- Possibile titolo di un prossimo appello sull’unità del sapere: ’…specialisti senza spirito e gaudenti senza cuore…’