Da: “Il Foglio” di giovedì 22 Aprile 2004

Riforma universitaria, i rettori aprono al dialogo col Ministro Moratti

AUTONOMIA, COMPETIZIONE TRA ATENEI, RIPENSARE IL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO. LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CRUI.

La Commissione, Cultura della CRUI

Maurizio Bettini Università di Siena,
Umberto Eco Università di Bologna,
Alessandro Figà-Talamanca Università di Roma "La Sapienza",
Ernesto Galli Della Loggia Università di Perugia,
Massimo Panebianco Università di Bologna,
Aldo Schiavone Università di Firenze,
Alberto Asor Rosa Università di Roma "La Sapienza”

(Dei sette firmatari il Professor Asor Rosa ha approvato solo la prima parte del documento).

Principi generali
1. Il nostro sistema universitario attra­versa per molti aspetti quella che si po­trebbe definire una crisi di governabilità. La nuova Università fondata sull'autonomia si sta trovando innanzi a compiti di progettazione strategica e di gestione del tutto inediti rispetto al passato, e deve assolverli coniugando responsabilità, efficienza, e trasparenza delle scelte con una forte capacità di rappresentanza democratica di tutte le sue componenti nel processo di formazione delle decisioni più importanti. Sino a oggi non siamo riusciti a fronteggiare in modo adeguato questa sfida. Bisogna pensare perciò di intervenire su più settori. Ma riteniamo importante in nanzitutto ribadire alcuni principi, che dovranno essere alla base di qualunque progetto riformatore:

A) L'Università é e deve restare un'istituzione pubblica, al servizio dell'interesse nazionale e delle comunità che si articolano sul territorio (Regioni, Province, Comuni).

B) Il suo compito fondamentale deve rimanere la formazione e la trasmissione critica di saperi superiori, coniugando in modo organico ed equilibrato, all'interno del suo sistema, ricerca e didattica

C) Essa deve operare sempre in regime di autonomia - culturale, gestionale, finanziaria - e dovrà sviluppare a tal fine in modo sempre più compiuto i propri organi di autogoverno, sia generali, sia in ciascuna delle sedi.

D) In vista del perseguimento di un'alta qualità della formazione e della ricerca, dovranno essere sviluppate forme avanzate di competitività e di differenziazione specialistica fra i singoli atenei, da realizzarsi attraverso libere sperimentazioni nella ricerca e nella didattica, controllata diversificazione nell’offerta formativa, introduzione di meccanismi di premi e incentivi che simulino le condizioni di mercato, anche per quel che riguarda le retribuzioni. In questa prospettiva, il valore legale dei titoli di studio potrà essere ripensato, in particolare per quanto riguarda la laurea specialistica. Un ruolo di assoluto rilievo dovrà essere svolto dai processi di internazionalizzazione della nostra formazione e della nostra ricerca (anche incoraggiando la mobilità di docenti e studenti): un campo nel quale, per la verità, i nostri Atenei hanno già un'importante tradizione alle spalle.

E) La valutazione dei risultati deve diventare la filosofia dell'intero sistema universitario. Essa dovrà riguardare la didattica, la ricerca, i servizi e le attività amministrative, dovrà stimolare la competizione, e dovrà comportare premi e penalizzazioni sia all'interno del sistema, sia nelle singole sedi, dal punto di vista dell'assegnazione delle risorse. Essa dovrà presupporre la costruzione - da parte del MIUR e della CRUI - di un modello di valutazione la cui gestione sarà affidata a un organismo autonomo e terzo, sia nella composizione, sia nel funzionamento. Le attività delle singole università e del sistema nel suo insieme dovranno essere misurate attraverso indicatori specifici per ciascuna performance, e per ciascuna area scientifica, attraverso l'analisi, anche qualitativa, dei rapporti tra obiettivi, risorse e risultati effettivamente raggiunti.

Il governo del sistema
2. Passiamo adesso ad alcune indicazioni che riguardano il governo dell'Università, prima per quanto concerne l'insieme, poi per quanto attiene ai singoli atenei. 
- Al MIUR (ministero dell'Università e della Ricerca) dovrebbe essere riservato un ruolo di governo “a distanza” dell'intero sistema, attraverso l'individuazione di indirizzi strategici generali, predisposti in appositi piani pluriennali, nel rispetto dell'autonomia degli Atenei. Esso dovrebbe altresi determinare, sulla base dei propri indirizzi e degli esiti delle valutazioni, l'allocazione delle risorse.

- Al CUN (Consiglio universitario nazionale) dovrebbe essere riservato un ruolo di alta consulenza rispetto al MIUR, in particolar modo nella definizione dei suoi indirizzi strategici.

- Alla CRUI (Conferenza dei rettori) do­vrebbe essere riconosciuto il ruolo di rappresentanza e di tutela dell'autonomia universitaria, divenendo l'interlocutrice del MIUR per ogni decisione che incida sulla vita e sulle scelte degli Atenei. Essa potrebbe costituire commissioni tecniche su questioni di particolare rilievo.

Per quanto riguarda il governo dei singoli Atenei, andrebbero definiti soltanto alcuni criteri-guida. All'interno di questo quadro, sarà garantita ogni forma di sperimentazione da parte di ciascun Ateneo.

L’organizzazione che la CRUI auspica introduce modifiche significative nell'attuale assetto, senza cancellare tuttavia alcuni caratteri propri della tradizione dei nostri studi superiori. L'autonomia e l'autogoverno non devono tradursi in un'Università gestita da poteri, logiche, e forze a lei esterni.
Ogni sede dovrà invece essere in grado di farsi interprete peculiare delle istanze provenienti dal mondo culturale e sociale in cui è inserita. Non viene dunque condivisa quell'ipotesi, che vorrebbe mutare radicalmente il sistema attuale, per sostituirlo con un altro fondato sull'esistenza, al vertice di ogni Ateneo, di un Comitato di reggenti composto da non universitari, di nomina politica, e titolare della direzione strategico-amministrativa, al quale spetterebbe poi di designare il Rettore, magari entro una rosa prospettata dal corpo accademico. Questa ipotesi, per quanto suggestiva e sostenuta da esempi importanti come quello del sistema universitario della California, rischia di essere, nell'attuale contesto culturale e politico italiano, potenzialmente lesiva della libertà di ricerca ed insegnamento all'interno delle università.

A noi sembra preferibile, invece, mantenere l'attuale figura del Rettore come rappresentante in ogni senso dell'organismo universitario. Il meccanismo elettivo che lo designa - da mantenere nella sua forma attuale che prevede il diritto di voto per tutto il personale docente di ruolo, integrato da rappresentanze degli studenti e del personale tecnico-amministrativo - ne assicura la rappresentatività democratica, e garantisce che egli interpreti adeguatamente gli orientamenti dell'organismo che è chiamata a dirigere.

D'altra parte - pur in una logica di de­centramento interno - va a nostro parere rafforzato il potere di indirizzo e di governo che già oggi appartiene al Rettore. Gli Atenei di domani - caratterizzati da una forte autonomia, impegnati nella competizione fra di loro - hanno quanto mai bisogno di una guida legittimata e dotata delle facoltà necessarie a progettare e realizzare le prospettive strategiche, le scelte di sviluppo, delle singole sedi universitarie. Tali prospettive e scelte non possono essere espresse che da un Rettore con poteri però ampliati rispetto a quelli attuali. Noi pensiamo che tale ampliamento vada cercato soprattutto sul versante del rapporto tra Consiglio d'Amministrazione e Rettore, e nell'attribuzione al Rettore di un preciso potere di indirizzo circa la linea strategica dell'Ateneo, e dunque per quanto attiene all'allocazione delle risorse.

Il Consiglio d'Amministrazione deve diventare una sorta di vero e proprio braccio esecutivo economico delle scelte di natura strategica generale compiute dal Rettore - diciamo così, una sorta di Ministro dell'Economia dei Rettore - in grado di esercitare sì un controllo sulla legalità delle sue scelte ma non di contrattare contenuti e obiettivi. Anche per questo proponiamo che la rappresentanza del corpo accademico al suo interno sia designata su basi rigorosamente non di categoria. In complesso ci sembrerebbe congruo con gli obiettivi ora detti, un Cda composto da membri scelti rispettivamente dal Rettore (un terzo), dal corpo docente (un terzo), nonché dalle forze politiche, sociali ed economiche del territorio che ospita l'Ateneo (un terzo). A queste componenti va aggiunta naturalmente una rappresentanza degli studenti e una del personale tecnico-amministrativo.

Nel nostro modello è il Senato il vero e solo interlocutore dialettico del Rettore, l'organo che ne vaglia le scelte strategiche, che ne propone eventuali modifiche, che rappresenta permanentemente l'Università nella sua articolazione di Facoltà e Dipartimenti esprimendone le esigenze e i programmi. Proponiamo che, oltre ai Presidi, ne faccia parte una rappresentanza dei Direttori di  Dipartimento, numericamente pari a quella dei Presidi, al fine di una organica rappresentanza delle esigenze della didattica e della ricerca. Suggeriamo inoltre che vi sia una rappresentanza degli studenti, designata rispecchiando la distribuzione degli iscritti tra Facoltà scientifiche e Facoltà umanistiche. Pensiamo altresì a due importanti clausole di garanzia: a) che un quarto dei membri del Senato possa chiedere di inserire all'ordine del giorno qualsiasi argomento ritenga opportuno e b) che a maggioranza qualificata di due terzi il Senato, per l'occasione non presieduto dal Rettore bensì dal suo decano, possa avvalersi del diritto di audizione nei confronti di qualunque persona interna o esterna all'Università. Proponiamo inoltre di attribuire al Senato due importanti funzioni che attengono alla condizione dei professori associati e dei professori ordinari:

a) Professori associati. Al fine di incrementare la qualità della ricerca ogni Università indice periodicamente tra tutti i propri docenti associati una prova di valutazione comparativa con numero ristretto di vincitori. Il superamento della prova comporta l'avanzamento immediato di tre scatti di stipendio. La commissione giudicatrice di tale prova è formata da membri designati dal Senato Accademico al di fuori dell'organico dell'Ateneo: possono farne parte anche cittadini stranieri e personalità culturali di indiscusso prestigio.

b) Ogni singolo Ateneo ha a disposizione un numero di "posti riservati" pari al 10 per cento dei suoi posti di professore ordinario. Di essi la prima metà forma Il ruolo dei "professori di valore eccezionale" (si utilizza la definizione adoperata nell'ordinamento francese) designati tra i professori ordinari dell'Ateneo stesso per la particolare e riconosciuta eccellenza scientifico-culturale.

La proposta di conferimento di tale ruolo fatta da un singolo preside al Rettore, il quale, se la fa propria, la porta per l'approvazione definitiva in Senato Accademico. Per la nomina a "professore di valore eccezionale" il Senato delibera obbligatoriamente a scrutinio segreto e con la maggioranza qualificata di due terzi.

La seconda metà dei posti "riservati" è attribuita, invece, per chiamata da altra sede o, dall'estero di docenti italiani o stranieri, di qualunque età e grado, su designazione unanime dei Consigli di Facoltà, fatta propria dal Rettore e approvata dal Senato Accademico secondo le modalità sopra descritte.

Ai docenti chiamati ai posti riservati è riconosciuto un incremento di stipendio che può arrivare fino al cinquanta per cento di quello loro normalmente spettante. Essi, inoltre, possono godere di preferenze nell'attribuzione dei fondi di ricerca, nelle attribuzioni di congedi per ragioni di studio, e sono sollevati dall'obbligo di insegnamento nei corsi di laurea triennali.

Quanto al ruolo dei Presidi, esso dovrebbe essere rafforzato introducendo la possibilità di deleghe in loro favore da parte dei Consigli di Facoltà su determinate materie, tassativamente indicate in specifiche delibere dei Consigli medesimi. Ai Presidi dovrebbe essere attribuito in particolare un ampio potere di proposta per quanto attiene alla programmazione dei ruoli, alle chiamate e all'offerta didattica della propria Facoltà.

I consigli di Corso di laurea potrebbero essere sostituiti da delegati del Preside all'organizzazione didattica, assistiti da un comitato elettivo.