IL 3+2 ALLA PROVA
07/03/2002 Contributo di Luigi Petrone - Università di Torino
Caro ******,
avevo indirizzato la mia mail a tutta la Facoltà perché riprendeva il tema affrontato da me due anni fa con gli stessi destinatari e poi perché ritenevo che il problema da me sollevato non fosse solo un problema di Informatica ma bensì di tutta l'Università di Torino (aggiungo infatti che la versione iniziale della mia mail l'avevo indirizzata al Rettore) e, si può dire di tutta l'università italiana che in qualche modo penso si debba confrontare col "3+2". Forse dovrei scrivere una lettera aperta al CUN o al Ministro!? (Nella mia mail avevo citato il caso di Informatica a titolo puramente esemplificativo).
Credo che la "gestione per obiettivi" sia un concetto estraneo se non ostico alla maggior parte dei miei colleghi e la sua applicazione penso vada al di la del blocco portato dal "3" sul "5=2+3" e credo valga la pena di capire se non possa esserci utile.
Nel "5" NON c'era il BLOCCO TOTALE DEGLI ESAMI alla fine del terzo anno e non vedo perchè nella Riforma, il cui PRINCIPALE OBIETTIVO mi dite essere la riduzione della durata degli studi, si debba introdurre questo blocco. Uno studente costa allo Stato 8 milioni annui (di cui meno di 2 pagati dalle famiglie). Un blocco di quel tipo si traduce in un ritardo medio di 6 mesi. Un ritardo medio di sei mesi negli studi costa alle famiglie 20-25 milioni di mancato guadagno (sono calcolati al lordo di contributi, tasse e pensioni), lo stesso ritardo costa all'Università 4 milioni di spesa (rifusi "oggi" dallo Stato) per ogni studente. Se moltiplicate queste cifre per 10000 o 20000 si ottengono centinaia di miliardi. Se le moltiplicate per il numero degli studenti universitari italiani, che potrebbero intraprendere il "3+2", vi viene male!
Il blocco del terzo anno esiste perché abbiamo inventato delle regole "fasulle". Bastava che decidessimo che uno studente contribuisse un centinaio di Euro (o una sua frazione) per ogni corso del suo piano di studi e allora NESSUNO si sarebbe mai sognato di PROIBIRE ad uno studente del terzo o del quarto anno di comprare tutti i corsi che gli necessitavano per non stare con le mani in mano ad attendere la fine del periodo (*). (Non abbiamo deciso così per ragioni che è meglio qui sorvolare). Ma allora diamoci delle regole che permettono di raggiungere buoni obiettivi per tutta la collettività!
Ritengo che poi non si debba impropriamente utilizzare il blocco del primo livello per tentare di risolvere un altro grosso problema dell'università italiana che è dato dal non essere gli studenti sincronizzati con gli anni di corso. Problema che va affrontato in modo globale dopo un'analisi completa che eviti di peggiorare ancora la pesante situazione attuale!
Le tematiche discusse nell'ambito del progetto Campus del CRUI mi hanno costretto ad aprirmi ad una visione non "autoreferenziale" dell'Università. Mi scuso se pensi che ti ho rubato tanto del tuo tempo e lascio a te decidere se queste righe siano di interesse per un uditorio più ampio.
Cordiali saluti
Luigi Petrone
Università di Torino
(*) Purtroppo le nostre regole bloccanti non farebbero altro che esaltare la attuale "lentezza" degli studenti nel seguire gli studi, lentezza causata anche da una molto minore pressione famigliare.