L'impatto della riforma universitaria sulle Facoltà umanistiche

Nell'esprimere una valutazione sull'impatto della riforma sulle Facoltà umanistiche, in base all'esperienza di quest'anno, ci si trova necessariamente a sottolineare problemi già individuati sulla carta e ben espressi anche nel documento denominato "Osservazioni e proposte su alcuni problemi dell'Università", consultabile nel sito di Universitas-University.

Tutto nasce dal fatto che la riforma, già in sé inadeguata alle esigenze delle Facoltà umanistiche, è stata comunque applicata, nelle diverse università, in uno stato di totale incertezza

1.     sia a proposito delle Lauree Specialistiche,

2.     sia a proposito del percorso di formazione richiesto per l'insegnamento.

Vuoi per questa incertezza, vuoi per le ben note logiche corporative (non c'è docente che non si sia preoccupato di salvare il proprio orticello, pretendendo l'inserimento della propria materia, indipendentemente dal suo carattere più o meno specialistico, nei piani del triennio e chiedendo lo stesso numero di crediti assegnato a tutti: per cui 30 ore di un insegnamento di base come, poniamo, Letteratura italiana portano 5 crediti come 30 ore di Sanscrito), si è scelto in molti casi di comprimere in tre anni quel che prima si faceva in quattro.

I risultati sono stati, a quanto si può giudicare dall'esperienza di quest'anno, i seguenti:

1.     gli studenti si ritrovano a fare in tre anni un gran numero di corsi di 30 ore, peraltro con programmi non necessariamente alleggeriti (mancano gli strumenti); non solo l'appesantimento per gli studenti è notevole, con inevitabili problemi per il compimento del ciclo nel triennio; ma la frequenza, teoricamente compresa nei crediti, non è di fatto possibile dato proprio il gran numero di corsi da seguire, che ha aggravato il problema fisiologico delle sovrapposizioni di orario. L'intero sistema ne risulta snaturato;

2.     la pretesa di richiedere agli studenti di affrontare un gran numero di discipline per cumulare i crediti necessari (cioè: tanti corsi di 30 ore = 5 crediti, invece di meno corsi di 60 ore = 10 crediti) si è tradotta nella proposta di piani di studio con un sapere fortemente frammentato, in cui le discipline di base sono di fatto messe sullo stesso piano di quelle estremamente specialistiche; viene così a mancare proprio quella solida formazione di base che era nello spirito del triennio, e si favorisce. inoltre una dimensione più ideologica che storica del sapere;

3.     i corsi di 30 ore sono del tutto inadatti a fornire sufficienti conoscenze di base per alcune discipline, come appunto Storia greca e Storia romana; del resto, a me sembrano inadatti anche per corsi specialistici come Sanscrito o Papirologia, dato che non vedo come sia possibile insegnare il sanscrito o insegnare a leggere i papiri in 30 ore; quindi, per salvare spazi per le discipline specialistiche nel triennio, si è indebolita la formazione di base senza però dare dignità alle discipline specialistiche.

Insomma, il triennio per le Facoltà umanistiche non funziona:

1.     non dà una solida formazione di base e non ha alcun vero carattere professionalizzante;

2.     offre un sapere frammentato e superficiale, oltre che pericolosamente ideologico;

3.     costringe gli studenti ad un percorso affannoso.

         Io credo che ci si debba orientare (in regime di 3 + 2) ad un triennio veramente di base, con poche discipline fondamentali insegnate per un congruo numero di ore e poche discipline specialistiche nel III anno di corso (per venire incontro agli interessi personali e/o per preparare al biennio).

         Si potrebbe aggiungere qualcosa sulle Lauree Specialistiche: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una moltiplicazione dell'offerta formativa, con un gran numero di Lauree Specialistiche e di conseguenza uno spropositato numero di corsi appositi per un numero limitato di utenti.

Clamoroso l'esempio delle discipline storiche: la tabella ministeriale impedisce una Laurea Specialistica in Storia, imponendo la scansione cronologica (antica, medievale, moderna, contemporanea); ma quanti potenziali utenti ha, per esempio, una Laurea Specialistica in Storia antica? In una grande Università, forse 2-3 all'anno. Per questi 2-3, si dovrebbe attivare un discreto numero di corsi appositi, inevitabilmente sovrapposti, con il rischio di impegnare docenti a far lezione a nessuno. Senza contare che molte Lauree Specialistiche non saranno in grado di ottemperare ai requisiti richiesti in termini di utenza: come si salveranno gli spazi di avviamento alla ricerca in discipline che non siano Letteratura italiana e Storia contemporanea?

         Infine, sottolineo che alla luce dell'esperienza il triennio risulta del tutto inadeguato a fornire una preparazione per l'insegnamento dal punto di vista disciplinare. D'altra parte, una laurea apposita per l'insegnamento (la cosiddetta Laurea Specialistica 105) sarebbe la morte delle Facoltà umanistiche: le Lauree Specialistiche disciplinari andrebbero deserte, e si sancirebbe comunque un gravissimo distacco tra didattica e ricerca. Credo che la soluzione migliore sia di un 3 + 2 (con una serie di crediti pedagogici nella Laurea Specialistica disciplinare) + un anno di SSIS orientata sulla formazione pedagogica e sul tirocinio.

Maria Pia Alberzoni,

Cinzia Bearzot,

Marco Rossi,

Alessandro Rovetta