Rilanciare l'Università partendo dai soggetti che la vivono.

giorgio vittadini

Avvenire 25/10/2003

Qual è la differenza  sostanziale tra l'università italiana e l'università americana nel contesto dei rispettivi sistemi economici e politici? In termini sintetici, mentre nel Nord America l'università è considerata un importante investimento a scopo produttivo, in Italia la si considera una necessità sociale, da assicurare senza perdere troppe risorse. Lo documenta innanzitutto il maggior livello di spesa per l’istruzione in rapporto al P.I.L. (rispettivamente dello 0,8% e del 2%).

Si può affermare che gli Stati Uniti devono la loro forza economica proprio all'investimento in istruzione universitaria. I Ph-D americani attraggono laureati di primo livello da tutto il mondo, fornendo quella preparazione che permette alle migliori menti di avviarsi alla carriera scientifica e all'attività produttiva a livelli apicali. Molti di coloro che ti frequentano vi rimangono a insegnare o a lavorare e chi torna continua ad avere nell'America il suo punto di riferimento scientifico ed economico.

D'altra parte, l'università americana è anche molto più legata al mondo dell'impresa di quella italiana. La ricerca applicata, la diffusione di tecnologia, la possibilità di utilizzare a scopi produttivi la ricerca teorica è possibile negli Stati Uniti proprio per il legame stretto tra impresa e mondo della ricerca universitaria. Come è possibile ottenere questi risultati a fronte degli enormi costi che comporta l'università? Prima di tutto esiste una grande pluralità di soggetti istituzionali: vi sono università non profit, private, statali, federali. Secondariamente, le forme di finanziamento sono molteplici (donazioni da privati, entrate per vendite di servizi,ecc). La tasse sono molto elevate, ma altrettanto elevati sono i grants e i prestiti agli studenti. L' università americana, infine, è al centro del sistema economico, ha flessibilità giuridica e possibilità di innestare flussi finanziari notevoli.

Tuttavia, ci sono aspetti spesso sottaciuti che giocherebbero a favore del sistema universitario italiano. Nonostante il suo più grande neo - l'elevato tasso di abbandoni (70%) - l'università italiana, dal punto di vista qualitativo, è una buona università di massa. In Italia non esistono college dove ci si laurea solo perché si gioca a football. Secondariamente, la visione della vita tipica della tradizione cristiana, ricca di uno sguardo metafisico e nello stesso tempo di realismo, fanno sì che l'impostazione degli studi apra ad uno spirito critico e sintetico più che a un nozionismo meccanico e frammentario. E' vera la fuga dei cervelli, ma questi cervelli, se raggiungono grandi risultati, lo dvono anche al metodo con cui viene loro impartita l'istruzione iniziale.

Di questi temi si parlerà al convegno organizzato dall'associazione Universitas University, nata alcuni anni fa per l'iniziativa di docenti appartenenti al movimento di Comunione e Liberazione e oggi estesa a molti altri professori. Valorizzare, difendere e incrementare le qualità del sistema universitario italiano, costruendo però luoghi di eccellenza nella didattica e nella ricerca; aumentare nettamente l'investimento; favorire flessibilità, autonomia dei singoli atenei; incrementare l'investimento in capitale umano. Questi i punti che vorrebbero essere sottolineati nel convegno.

Tuttavia, tutto questo sa­rebbe inutile se non avvenisse ciò di cui Universitas University è testimone, soprattutto con la sua esistenza, prima ancora che con le sue idee: la centralità di soggetti vivi all'interno dell'università. E' più fecondo imparare, insegnare, far ricerca, quando nelle maglie delle istituzioni nascono e crescono comunità di uomini mossi da comuni ideali o da interesse a particolari aspetti della ricerca o da affinità culturali. E' la loro presenza che permette di individuare i cambiamenti strutturali necessari per non distruggere il futuro della società e dell'economia italiana.