Istituto Italiano di Tecnologia ?

(no grazie!)

L’idea per rilanciare la ricerca scientifica in Italia, sponsorizzata da Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 25/10/03 è la versione italiana dello stimatissimo Massachusetts Institute of Technology, ovvero il nuovo «Istituto italiano di tecnologia» (IIT) che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha inserito nella Finanziaria con uno stanziamento di un miliardo e 50 milioni di euro e che dovrebbe cominciare a prender forma in dicembre a Genova.

Alberto Quadro Curzio, dalle colonne del Sole24Ore spiega lucidamente i motivi della opposizione a questo progetto: sarebbe meglio sostenere selettivamente, in base al merito, alcuni politecnici (che di tecnologia s'intendono) e alcune università italiane. Qui vi sono eccellenti competenze scientifiche mortificate non tanto dalle "baronie" ma piuttosto da cinque vincoli: uno spaventoso numero di studenti, [...]; una notevole scarsità di risorse finanziarie, [...]; la nascita di nuove università di provincia, [...]; le rigidità burocratiche che rendono sempre difficili i rapporti con il mercato nella stipulazione di rapporti contrattuali [...]; le troppe novità normative che a partire dalle "riforme" del ministro Berlinguer, e cioè dal 1996, hanno sottoposto l'università a uno stress normativo formidabile e a procedure al ribasso nel reclutamento dei docenti.

Senza appello la  bocciatura da parte di Piero Tosi, presidente della Conferenza dei rettori degli atenei italiani: «È un segnale di disprezzo per l'attività di ricerca svolta da molti centri di eccellenza dell'Università e degli enti di ricerca». Piero Tosi aveva recentemente presentato la "Prima relazione sullo stato delle Università italiane", che ha contribuito a ricucire lo strappo col governo dello scorso dicembre quando i rettori si erano dimessi in massa denunciando "l’insostenibilità della situazione finanziaria del sistema universitario italiano". L' IIT ha riaperto la ferita perché, anche se presentato come risorsa aggiuntiva per la ricerca, non può non essere visto come un'alternativa al finanziamento della ricerca nell'università e negli enti di ricerca già esistenti. Dello stesso avviso il premio nobel Carlo Rubbia che realisticamente dice: "Per cominciare a raccogliere qualche frutto da una istituzione nuova occorrerà una decina d’anni e intanto che cosa succede agli altri enti? E poi perché crearne un altro se quelli già attivi possono fare le stesse cose?". E il presidente della Conferenza dei direttori del Cnr, Luigi Donato, affonda il colpo dichiarando che questa deliberazione, vidimata dal voto di fiducia del Senato, «è offesa profonda, recata a tutta la comunità scientifica nazionale».

Parlando in libertà tra amici, tra noi ricercatori della strada, verrebbero spontanee alcune domande :

- Ma insomma, la ricerca è competenza del MIUR o di quanti altri in questo governo? Questa domanda fa il paio con quella che ci siamo fatti qualche settimana fa quando si era paventata la possibilità che i nostri stipendi tornassero competenza del Ministero e non più degli Atenei: l' autonomia dell'Università, è una favola o una possibilità concreta?

- Il governo ha appena affossato (pardon, accorpato al CNR) l'INFM, ovvero l'Istituto di Fisica della Materia con sede proprio a Genova  che, contando su una consolidata rete di ricercatori universitari e non e su centri di eccellenza riconosciuti a livello internazionale, perseguiva già buona parte degli obiettivi del nascente IIT. Difficile da capire questa mossa, a meno di dar retta a quelle malelingue che ne fanno solo un problema di cambio di colore...

E tante altre domande vengono in mente: sul finanziamento della ricerca nelle industrie, sul senso degli spin-off universitari, sul valore della ricerca di base, ecc.

Noi ricercatori della strada di Perugia ci troviamo la sera per parlarne. Se vuoi dire la tua e unirti alla compagnia scrivici a  Universitas2004@libero.it . Ne parleremo insieme nel Web.