BREVI NOTE SUL 3 + 2

Prof. Marco Traini, Univ. di Trento

(traini@science.unitn.it)

Il mio contributo si articola intorno alla laurea specialistica che oggi rappresenta il punto caldo della realizzazione della riforma universitaria.

Sono convinto che la messa a punto di un giudizio sulla specialistica può indirizzare i piani di studio in maniera più precisa e sfruttare al meglio le potenzialità della riforma anche nell'ipotesi di non metter mano ad una sua nuova formulazione. Come spesso è stato sostenuto, la precisa focalizzazione degli obiettivi (di quale laureato si parla...) aiuta nella formulazione dei percorsi.

 

1. Sulla riforma e la sua realizzazione

La riforma universitaria ha spezzato un ciclo sostanzialmente quinquennale di studi universitari in due tronconi (3+2) nel tentativo di richiamare più iscritti alla TRIENNALE (TRI) e selezionare i migliori per la SPECIALISTICA (SPE).

Introducendo inoltre la richiesta che la Laurea TRI fosse al contempo formativa e professionalizzante ha (nei fatti) reso ancor più ambiguo il processo di riformulare dei piani di studio. Per le facoltà scientifiche (ma anche per facoltà quali lettere, filosofia etc..) il processo formativo risulta ANCHE il più professionalizzante (almeno in larga parte).

Il mercato del lavoro accetta con una certa apertura figure con una solida preparazione di base e quindi professionalmente flessibili e convertibili.

Malgrado lodevoli eccezioni, sembra che larga parte degli studenti si stia orientando a proseguire gli studi dopo il primo livello, vanificando il progetto del 3+2. Questo perché molte facoltà hanno proposto una TRI sostanzialmente "ridotta" e a struttura fragile che, in maniera automatica, richiama alla necessità di un completamento. Laddove (in parallelo!) si sono proposti corsi TRI nuovi e professionalizzanti, le iscrizioni alla SPE non sono esplose.(anche se le iscrizioni NON SEMPRE hanno premiato i nuovi corsi, spesso organizzati con funzioni di "richiamo" e senza solide basi).

Alla resa dei conti il modello FACOLTÀ DI MEDICINA (corsi professionalizzanti TRI in PARALLELO al corso formativo medico) sembra vincere, proprio perché ha EVITATO la riforma del 3+2. Le facoltà interessate alla riforma hanno proposto corsi TRI che ripropongono i diplomi di vecchia memoria (nei fatti una realizzazione della riforma delle scuole superiori?) più un corso TRI che, per sua natura, prefigura un necessario completamento nella SPE.

Progetto ambiguo che dovrà confrontarsi con il problema della Valutazione e dei finanziamenti, ma che rappresenta un modello diffuso di realizzazione della riforma.

 

2. Il nodo della SPECIALISTICA

Ci sono ragioni nel sostenere l'inutilità della suddivisione in tre spezzoni del percorso universitario completo (TRI + SPE + Dottorato). Io stesso sono andato convincendomi che questo è un punto chiave.

Da un certo punto di vista occorrerebbe cancellare la laurea specialistica e partire immediatamente con il Dottorato (con possibile titolo Master al proprio interno e/o parallelo). Questo provocherebbe una maggiore separazione tra TRI e corso superiore meglio chiarendo le funzioni dei due titoli.

In prospettiva una riflessione lungo queste lineee potrebbe essere condotta riformulando la laurea specialistica come prima parte del percorso di dottorato nell'ipotesi che la laurea triennale assuma una sua definita configurazione. Restiamo per ora entro i vincoli della riforma.

Un dibattito serio sulla specialistica può precisare il ruolo anche della triennale ed ha il vantaggio di essere molto tempestivo. Non credo che la laurea specialistica avrà molto successo come ulteriore percorso professionalizzante specifico; a questa funzione rispondono con maggior efficacia corsi annuali di tipo Master a cui sarebbe opportuno dedicare una discussione a parte. Chi intraprende una SPE ha in mente il vecchio percorso formativo di base a largo spettro con una specializzazione che viene dal lavoro di tesi e qualche esame specifico a scelta (sostanzialmente).

Quindi lo schema per la SPE potrebbe essere:

  1. un anno (o poco più) di corsi che recuperano ed ampliano la preparazione di base;
  2. un ampio lavoro di tesi molto vicina alla ricerca (circa 40 crediti).

Il momento della tesi ha un'importante funzione educativa: nel saper realizzare un progetto in tutti i suoi aspetti, nell'imparare a seguire un maestro, nel saper cogliere i "punti di fuga" del processo di conoscenza, punti di fuga che i corsi tendono spesso a chiudere per mostrare un prodotto finito ben confezionato. Occorre vigilare perché il momento della tesi sia caratterizzato dalla LIBERTÀ di scelta del proprio relatore e dei temi.

 

3. Dal 3+2 al 5-2: uno schema praticabile

Per conseguire una laurea SPE occorre accumulare 300 crediti. DEVE però obbligatoriamente esistere una laurea TRI i cui 180 crediti siano COMPLETAMENTE riconosciuti all'interno dei 300. Questa formulazione fa rilevare che DEVE esistere (anche nella mente del legislatore) una TRI di cui la SPE sia naturale proseguimento. La progettazione del percorso completo TRI + SPE è ciò che chiamo 5, cioè una laurea molto vicina al vecchio ordinamento almeno per i contenuti.

In questa formulazione una facoltà avrà:

  1. corsi più professionalizzanti (TRI) da cui si esce per il mercato del lavoro in maniera diretta.(sotto indicati in PARALLELO come corsi di tipo "diploma")
  2. un corso immaginato su cinque anni con una tesi finale ampia (TESI - Uscita). Tale corso è specialistico nel senso che la tesi e gli esami a scelta lo caratterizzeranno; è fortemente formativo e crea un laureato flessibile per il mondo del lavoro. La necessità di acquisire un titolo intermedio (TRI) deve essere soddisfatta per l'iscrizione alla SPE. La cosa va fatta "in corsa" (vedi sotto l'APPENDICE sul passaggio tra i diversi livelli ed iscrizioni). Il percorso prevede un'uscita ulteriore a tre anni per coloro che, avendo iniziato col progetto di completare TRI+SPE, vogliano uscire. Questi studenti dopo il biennio possono fare un percorso ad Y che prevede un terzo anno di maggiore professionalizzazione (Uscita - TRI)

NOTA: Il percorso a crediti del nuovo ordinamento permette di superare la vecchia diatriba sulla scelta dei corsi in PARALLELO ed in SERIE che si era sviluppata nel caso dei diplomi universitari e che ne ha sancito la morte... Oggi non si è ammessi ad un corso di livello superiore SOLO in base ad un titolo di studio acquisito (es. diploma che fa ammettere alla specialistica), ma in base al TITOLO ED ai CREDITI RICONOSCIUTI. Per questo esistono SOLO corsi in serie: questi, però sono di due tipi: a) quelli i cui 180 crediti sono TOTALMENTE riconosciuti nella laurea specialistica b) quelli i cui crediti sono riconosciuti solo in parte. L'ammissione alla laurea specialistica PREVEDE una soglia minima di crediti che è INFERIORE a 180 e che facilita percorsi TRASVERSALI. Una caratteristica che rappresenta una ricchezza da sfruttare per immaginare percorsi alternativi ed integrati. Qui di seguito lo schema del propgetto 5-2, eventualmente integrato (nella stessa facoltà) da altri corsi TRI di tipo "diploma". Incroci sono possibili in base al riconoscimento dei crediti (vedi NOTA precedente). Il percorso di dottorato è anche evidenziato e potrebbe integrarsi con la laurea specialistica (corsi comuni, masters...)

 

 

Anno

Corso di "dottorato"

Corso di tipo

"laurea specialistica"

Corso di tipo 5-2

Corso professionalizzante di tipo "diploma"

1

5-4 - TRI

5-4 - TRI

5-4 - TRI

1 - TRI

2

5-3 - TRI

5-3 - TRI

5-3 - TRI

2 - TRI

3

5-2 - TRI

5-2 - TRI

5-2 - Uscita TRI

3 - TRI

4

5-1 - SPE

5-1 - SPE

   

5

5-0 - Uscita SPE

5-0 - TESI finale

   

6

DOTT

     

7

DOTT

     

8

DOTT: TESI finale

     

 

 

APPENDICE IMPORTANTE

Il corso 5-2, e più in generale il "percorso ad ostacoli" che il conseguimento della laurea triennale comporta per l'iscrizione alla specialistica, DEVE prevedere un meccanismo molto ben configurato per il passaggio TRI - SPE. Il nuovo Ordinamento degli studi Universitari è basato sulla valutazione in crediti delle attività didattiche sostenute dallo studente. Questo criterio di valutazione non rappresenta una pura traslazione del vecchio linguaggio basato sui corsi e gli esami, esso rappresenta una novità più profonda che può essere evidenziata considerando che:

  1. è contemporaneamente abolito il concetto di durata legale del corso di studi (ci si può laureare in un numero di anni minore della durata dei corsi);
  2. i crediti possono essere accumulati in ogni corso di studio in maniera sostanzialmente arbitraria attraverso i "crediti a scelta" dello studente, allargando il concetto di "corso libero" del vecchio ordinamento;
  3. crediti possono essere accumulati per esigenze di educazione permanente, aggiornamento etc. Anzi sarebbe auspicabile che chi è interessato potesse iscriversi all'Università anche per un solo anno accademico e/o per un limitato numero di corsi.

Sulla base delle precedenti considerazioni credo che i criteri di iscrizione all'Università possano essere modulati in maniera da soddisfare queste nuove esigenze di valutazione; in particolare occorre introdurre ampia flessibilità. Il criterio migliore mi sembra il seguente: l'iscrizione, per un anno accademico, ad una determinata facoltà o corso di studi, significa l'iscrizione ANNUALE all'Università e dà diritto a seguire i corsi che si reputano importanti per il proprio curriculum e a sostenere gli esami corrispondenti acquisendone i crediti (l'iscrizione a corsi di laboratorio che prevedono spese specifiche potrebbe essere regolamentata a parte prevedendo anche tasse aggiuntive).

L'iscrizione vale un anno (se sono state pagate le tasse corrispondenti) e NON È INTERROTTA DAL CONSEGUIMENTO DEL TITOLO (triennale, specialistico...) anche dopo la laurea si può continuare ad accumulare crediti che possono essere integrati in una CARRIERA UNIVERSITARIA COMPLESSIVA da cui lo studente attinge per le richieste di riconoscimento a seconda del titolo che intende conseguire (laurea, master etc.) o in base alle esigenze di aggiornamento che la sua attività lavorativa prevede. I crediti accumulati in questa carriera universitaria complessiva rappresentano, quindi, un patrimonio spendibile in relazione al riconoscimento che una certa struttura didattica è disposta ad offrire (nellA STESSA Università o in qualunque altra idonea istituzione).

Questo criterio risolve ALLA RADICE anche il problema del raccordo laurea triennale / laurea specialistica.

Se si accetta il criterio dell'iscrizione annuale non interrotta dal conseguimento del titolo, gli studenti laureati (nei corsi triennali) dopo il mese di marzo, potranno continuare a sostenere esami (hanno già pagato le tasse...) accumulando crediti da far valere nell'autunno al momento dell'eventuale iscrizione ai corsi di laurea specialistica (*)

Non si perde tempo e si ha anche la possibilità di recuperare eventuali crediti mancanti. Restano ancora dettagli da chiarire, come le differenze di tasse di iscrizione tra facoltà e corsi di laurea, i piani di studio in cui inserire i corsi aggiuntivi da sostenere etc....

Ma non mi sembrano ostacoli determinanti.

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(*) nelle condizioni attuali sarebbe forse preferibile tenere in un cassetto l'elaborato finale (già pronto) della laurea triennale e ritardarne la discussione: così si resta iscritti e si può continuare ad accumulare i crediti di cui chiedere riconoscimento per la laurea specialistica al momento dell'iscrizione.